Morto nel canale, chiesti 2 milioni di danni

28 Dicembre 2014

La famiglia del dipendente Telespazio cita in giudizio il Comune di Ortucchio: strada ghiacciata, con buche e senza barriere

AVEZZANO. La strada era ghiacciata e piena di buche. Ma se in quel punto ci fosse stato almeno un guard rail l’auto non sarebbe finita nel canale e Alessandro Giancarli non sarebbe morto. Sono le conclusioni a cui è arrivata la Procura di Avezzano nell’ambito dell’inchiesta sulla tragedia che costò la vita al giovane dipendente della Telespazio. La strada sotto accusa è la cosiddetta Cintarella nel Fucino, percorsa ogni giorno soprattutto dai lavoratori della stazione per le telecomunicazioni, e la competenza della manutenzione, come da perizia della Procura, è del Comune di Ortucchio. La famiglia Giancarli, assistita dagli avvocati Callisto e Berardino Terra, ha chiesto un risarcimento danni di due milioni al municipio di Ortucchio. Il sostituto procuratore della Repubblica, Roberto Savelli, ha citato in giudizio immediato un dirigente del Comune, per il quale si ipotizza il reato di omicidio colposo.

I fatti contestati risalgono al 4 dicembre 2012. Giancarli, di Capistrello, doveva prendere servizio alla Telespazio verso le 8. Ma a causa del manto stradale ghiacciato e con buche perdeva il controllo dell’auto, a poche decine di metri dall’ingresso dell’azienda. La sua vettura finiva nell’acqua gelida del canale e il giovane restava intrappolato nell’abitacolo. Il pm Savelli ha disposto una perizia e ha affidato l’incarico a Cristiano Ruggeri, al fine di ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare eventuali violazioni di norme del codice della strada.

«Il perito» spiegano gli avvocati Callisto e Berardino Terra «accertava sia il grave dissesto della via Cintarella e sia la mancanza del guard rail lungo il canale, previsto obbligatoriamente da tutta la normativa di settore. Se il guard rail ci fosse stato il giovane lavoratore non sarebbe morto annegato nel canale. Il perito del pm ha anche accertato che l’ente preposto alla manutenzione della strada e del canale era il Comune di Ortucchio».

Vicenda che rischia di aprire un precedente per i Comuni fucensi addetti alla manutenzione delle strade (la maggior parte è in condizioni pessime).

Una tragedia simile si è verificata anche il 17 gennaio 2013. Un giovane barista di Venere di Pescina, Giuseppe Asci, è morto annegato in un canale lungo la Provinciale Marruviana, all’incrocio di Borgo Ottomila. Gravi le accuse contenute nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari: si sapeva che le auto potevano finire nel canale del Fucino, vista l’eco data dalla stampa ai continui incidenti, e ci sono state delle omissioni in materia di sicurezza pubblica. Oltre a situazioni di pericolo non segnalate. Inoltre, le barriere di protezione erano inesistenti in alcune zone e male apposte in altre. Per l’incidente costato la vita ad Asci ci sono quattro indagati. Oltre al conducente dell’altra auto coinvolta, il pm Vincenzo Barbieri ha ipotizzato reati anche nei confronti di tre dirigenti della Provincia. Tutti e quattro gli indagati sono accusati di omicidio colposo. I dirigenti devono rispondere anche dell’accusa di omissione in atti d’ufficio in concorso.

Gli incidenti nel Fucino sollevarono forti polemiche. Il Centro, con l’aiuto anche dei familiari delle vittime e degli studenti del Liceo Classico, raccolse 15mila 560 firme per chiedere interventi.

Nel frattempo la Provincia ha provveduto a mettere in sicurezza la Marruviana, con guard rail e rotatorie. Lungo la Cintarella nulla è cambiato.

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