Morto nel fiume, ecco le accuse della Procura

11 Dicembre 2021

Il pm: «D’Orazio era incapace di provvedere a se stesso, abbandonato in una situazione di pericolo»

SAN BENEDETTO DEI MARSI. «In concorso morale e materiale tra loro, il 2 febbraio 2019 dopo averlo trovato nella piazza del paese steso a terra e averlo preso in custodia, anziché riaccompagnarlo nella sua abitazione o comunque il un luogo sicuro, abbandonarono Collinzio D’Orazio e ometterono di accudirlo lasciandolo esposto alla pioggia e alle basse temperature notturne». Sono le accuse formulate dalla procura di Avezzano nei confronti di Fabio Sante Mostacci, 30 anni tra pochi giorni, e Mirko Caniglia (29) imputati nel processo sulla morte di D’Orazio per abbandono di incapace. Il prossimo 28 febbraio i due giovani di San Benedetto dei Marsi dovranno presentarsi in tribunale davanti al giudice per l’udienza preliminare. Per l’accusa Collinzio D’Orazio «soggetto incapace di provvedere a se stesso, in evidente stato confusionale, anche a causa dei problemi psichici e della manifestata ebrezza, fu lasciato in una situazione di oggettivo pericolo, rappresentato dallo stato dei luoghi, ovvero in un terreno isolato, fuori dal centro abitato, attraversato da un reticolo di strade pericolose per un percorso pedonale e dal fiume Giovenco, nelle cui acque D’Orazio venne ritrovato cadavere i 23 febbraio» a un mese circa dalla scomparsa. Inoltre, scrivono i giudici «persistendo nella loro condotta omissiva anche nei giorni successivi al materiale abbandono, non fornendo neppure dati utili per il rinvenimento della vittima alle autorità competenti, anzi depistandole». Con l’aggravante di aver causato con il loro gesto la morte di D’Orazio. L’uomo aveva 51 anni. Del caso si era occupato anche “Chi l’ha visto?”. (f.d.m.)
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