Morto nel fiume, un messaggio sospetto

17 Marzo 2019

«Sacco di patate sistemato», scambiato dopo la sparizione di D’Orazio: domani analisi sul telefono dell’amico degli indagati

SAN BENEDETTO DEI MARSI. Un messaggio sospetto aggiunge mistero al mistero del Fucino. Si parla di un «sacco di patate sistemato a Strada 19», non lontano dal fiume Giovenco. Messaggio che si trovava sui telefonini di alcuni giovani coinvolti nelle indagini sulla sparizione e la morte di Collinzio D’Orazio, il 51enne di San Benedetto dei Marsi trovato senza vita nel Giovenco dopo 23 giorni di ricerche. Un messaggio “cifrato” oppure solo una strana coincidenza?
Domani si terrà ad Avezzano un accertamento sul telefono di un terzo ragazzo, amico dei due indagati, A.R., 26 anni. Il suo smartphone Huawei sarà passato al setaccio. A.R. non è indagato. Avrebbe ricevuto dei messaggi che gli inquirenti giudicano importanti per la risoluzione del caso. In uno di questi si parlerebbe appunto del «sacco di patate». Il cellulare del giovane è stato sequestrato dai carabinieri, su disposizione della Procura, e sarà analizzato dal consulente tecnico Antonio Barbieri. Si tratta dell’esperto informatico che sta già lavorando al recupero dei dati e dei messaggi cancellati dai cellulari di Mirko Caniglia e Fabio Mostacci, i 27enni del posto che per ultimi hanno visto D’Orazio la notte del primo febbraio, giorno della scomparsa, accompagnandolo a casa per poi lasciarlo in una strada secondaria del paese. Sono indagati per abbandono d’incapace. Sulla posizione del proprio assistito, Caniglia, è intervenuto l’avvocato Antonio Milo che si è detto «fermamente convinto dell’innocenza del giovane e certo che in tempi brevi verrà fatta piena luce sul caso». Gli avvocati di Mostacci, Mario Flammini e Franco Colucci, «condividono appieno le considerazioni espresse dal collega Milo». «Anche noi», sostengono, «siamo pienamente convinti dell’innocenza del nostro assistito Fabio Sante Mostacci». Sì attendono anche i risultati dell’autopsia eseguiti sul corpo della vittima e che potrebbero fornire particolari importanti per fare chiarezza su quanto avvenuto quella notte, prima che il corpo finisse nelle acque del fiume Giovenco. Importanti saranno i referti che verranno consegnati a giorni al sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano, Lara Seccacini, titolare dell’inchiesta per omicidio (contro ignoti). La difesa dei due indagati sostiene che dalla consulenza di parte non emergono elementi che facciano pensare a una morte violenta. «Per quanto ci risulta», ha affermato Milo, «non sono stati riscontrati quadri di lesività riconducibili ad azioni violente». Secondo questa tesi, quindi, D’Orazio potrebbe essere caduto nel fiume e sarebbe annegato. Ma i dubbi restano. E le indagini dei carabinieri di Avezzano e San Benedetto proseguono senza sosta. Madre, padre e fratello di D’Orazio, assistiti dall’avvocato Berardino Terra, escludono categoricamente che la morte sia riconducibile a una fatalità.
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