Morto sotto il trattore, troppi dubbi

16 Ottobre 2014

Luco, inchiesta sull’incidente di Bisciardi: il mezzo doveva avere un paraurti?

LUCO DEI MARSI. Si poteva evitare la morte di Emilio Bisciardi? È la domanda a cui le indagini della Procura di Avezzano dovranno dare una risposta. Diversi i dubbi da sciogliere, tra cui la posizione del trattore al momento dello schianto. Nell’incidente ha perso la vita il 22enne di Luco, dipendete di un’azienda agricola che stava andando al lavoro. La sua auto, una Peugeot 206, è finita sotto un rimorchio. Se ci fosse stato un paraurti o una barra paraincastro posteriore sarebbe stata la stessa cosa? E soprattutto, quel tipo di rimorchio aveva una omologazione idonea per quel tipo di tragitto? Sul caso è stata aperta un’inchiesta, coordinata dal pm Vincenzo Barbieri. I militari della caserma di Luco dei Marsi hanno eseguito i rilievi e raccolto indizi utili per ricostruire nel dettaglio l’accaduto e accertare eventuali responsabilità. La tragedia è avvenuta lungo Strada 40 e il giovane imprenditore è morto sul colpo. La sua auto viaggiava in direzione Avezzano ed erano circa le 6.30, quindi ancora buio. All’altezza di un rettilineo l’auto ha tamponato con violenza il rimorchio. Le cause, però, non sono ancora state chiarite e proprio su questo la Procura è al lavoro. Lo scopo è quello di accertare se il trattore fosse fermo a bordo strada oppure se stesse viaggiando nella stessa direzione dell'auto. L'impatto è stato terribile perché la macchina si è infilata sotto il pesante mezzo, su cui c'erano cassette vuote per gli ortaggi. La base del mezzo, molto alta, ha colpito il parabrezza, distruggendolo. Dopo aver sentito un frastuono, alcuni lavoratori di una vicina azienda sono accorsi per vedere cosa fosse accaduto e prestare soccorso alle persone coinvolte. Hanno trovato la macchina sotto il mezzo, tanto che hanno deciso di prendere un muletto per sollevare il rimorchio e liberare l'auto incastrata. Ci sono riusciti ma, purtroppo, non c'era più niente da fare per Bisciardi. Secondo la testimonianza del primo soccorritore, il giovane aveva ancora il cellulare stretto nel palmo della mano.

Pietro Guida

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