Morì dopo fuga da ospedale, c’è la svolta

La parte offesa presenta la richiesta di avocazione dell’indagine alla Procura generale visto che il pm vuole archiviare
L’AQUILA. I familiari di Arcangelo Colantoni, trovato morto dopo essere fuggito dall’ospedale mentre era in crisi ansiogena, non si arrendono di fronte a una nuova richiesta di archiviazione del caso da parte del pm. Nei prossimi giorni, forse già domani, i legali del foro di Sulmona, Aldo Di Ianni e Gaetano Di Ianni, presenteranno una richiesta di avocazione alla Procura generale. Un’iniziativa rara che ha pochi precedenti, L’ultimo, però, è recente e ben noto a tutti visto che si tratta del caso Bertolaso.
I magistrati della Procura generale dovranno accertare se la richiesta dei difensori è fondata e, in tale caso, saranno loro stessi a tenere le redini dell’indagine e non più la Procura della Repubblica.
Secondo gli avvocati di parte offesa la seconda richiesta di archiviazione cui si oppongono non poggia su solide basi.
«Il pm», asseriscono gli avvocati, «pur riscontrando l’omessa sorveglianza da parte del personale sanitario che ha causato l’allontamento del Colantoni non ritiene esigibile da parte del personale la vigilanza continua del paziente».
«Se il paziente ha necessità di sorveglianza», dicono ancora gli avvocati, «il personale doveva effettuare la necessaria vigilanza. A prescindere dal fatto che sarebbe stata sufficiente anche una sola cura farmalologica, completamente mancata, per far fronte alla crisi di astinenza del paziente».
Oltre ad avanzare la richiesta alla Procura generale le parti offese presenteranno opposizione anche al gip contro questa seconda richiesta di archiviazione. Viene anche criticata la direzione sanitaria che, secondo le affermazioni dei legali, non avrebbe risposto alla domanda di accesso degli atti inoltrata il 30 luglio scorso.
«La madre di Colantoni», dicono gli avvocati, «non indietreggia di un passo sulla strada della ricerca dei soggetti responsabili della morte del proprio figlio».
I fatti risalgono a oltre un anno fa quando il 49enne boscaiolo di Villetta Barrea Arcangelo Colantoni in una crisi di panico, lasciò l’ospedale aquilano dove era per accertamenti e fu trovato morto 5 giorni dopo nella frazione di Arischia. L’uomo, fin dalla mattina, era in uno stato di agitazione e solo la notte gli furono date dieci gocce di calmante: una dose, secondo i familiari della vittima, inadeguata per un uomo dalla corporatura fisica massiccia. La somministrazione di una dose inadeguata, secondo la denuncia, indusse il boscaiolo a uscire di soppiatto dal reparto per poi essere trovato morto a pochi chilometri dall’ospedale San Salvatore. In sostanza ci sarebbero state omissioni e sottovalutazioni anche perché in precedenza era stato sventato un tentativo di fuga precedente a quello culminato con la morte del paziente.
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