Morì nel canale, due condanne: tre anni per la morte di D’Orazio

13 Gennaio 2023

Gli imputati erano accusati di aver lasciato di notte il 51enne in stato confusionale vicino al fiume Il corpo fu ritrovato dopo giorni di ricerche, il pm aveva chiesto sei anni per entrambi gli imputati

SAN BENEDETTO DEI MARSI. Sono stati condannati a tre anni di reclusione dalla Corte d’assise dell’Aquila per aver causato la morte di Collinzio D’Orazio, il 51enne di San Benedetto dei Marsi trovato senza vita il 23 febbraio del 2019 nel fiume Giovenco, dopo tre settimane di ricerche. È questa la pena inflitta a Fabio Sante Mostacci, 31 anni, e Mirko Caniglia, 29 anni, chiamati a rispondere dell’accusa di abbandono di incapace avendo lasciato nella fredda notte del 2 febbraio di quattro anni fa il 51enne in stato confusionale alla periferia del paese, in mezzo ai campi del Fucino, vicino al fiume e in un’area fangosa. Questa situazione, secondo la tesi della Procura, avrebbe poi provocato la sua morte perché D’Orazio venne trovato senza vita nel fiume Giovenco dopo giorni di ricerche. Una tesi che ha convinto la Corte.
L’UDIENZA
È durata sette ore l’ultima udienza di un processo controverso, per una vicenda che ha catturato in questi anni l’attenzione dell’opinione pubblica, coinvolto diversi periti e consulenti tecnici e reparti speciali dei carabinieri, come quelli del Ris di Roma. L’ultimo testimone ascoltato è stato il sindaco di San Benedetto dei Marsi, il comune del Fucino dove si sono svolti i fatti. Poi sono iniziate le arringhe dei difensori e la requisitoria del pm. L’udienza è stata chiusa alle 16.10 dal presidente della Corte Marco Billi (a latere il giudice Guendalina Buccella), quindi la giuria si è riunita per prendere la decisione, arrivata alle 19.20.
LE DUE TESI
Il pm, sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano, Luigi Sgambati aveva chiesto la condanna dei due imputati alla pena di sei anni di reclusione sostenendo che la vittima quella sera non fosse in grado di intendere e di volere e che, nonostante ciò, fu fatto scendere dall’auto in un luogo “ostile”, con il fango a terra, a pochi passi dal fiume. Questa situazione, secondo la tesi della Procura, avrebbe poi provocato la sua morte perché D’Orazio venne trovato senza vita nel fiume Giovenco dopo giorni di ricerche. Gli avvocati difensori avevano invece chiesto l’assoluzione degli imputati sostenendo che i due giovani accusati avevano lasciato D’Orazio nei pressi della sua abitazione e che, a loro avviso, non era in condizioni tali da impedirgli di rincasare autonomamente. Una ricostruzione che evidentemente non ha convinto i giudici. Il 51enne soffriva di diverse patologie ed era sottoposto a una cura farmacologica che era incompatibile con l’assunzione di bevande alcoliche.
LA MAMMA
Presente in aula anche la mamma della vittima, Teresa Di Nicola, che in questi anni ha lottato per chiedere che venisse fatta luce sulle cause che hanno portato alla morte del figlio. «Quella sera Collinzio aveva bisogno di aiuto», ha detto, «invece è stato lasciato letteralmente solo».
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