Mostra di Lea Contestabile ad Avezzano e Ortucchio

AVEZZANO. «Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando...
AVEZZANO. «Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti». Cosi scriveva Cesare Pavese, in “La luna e i falò”. Lea Contestabile, docente di Anatomia artistica all’Accademia di Belle arti dell’Aquila e fondatrice del Museo dei bambini L’Aquila, oltre che grande artista, non poteva scegliere titolo migliore per la sua ultima mostra. «Un paese ci vuole», appunto. La mostra nasce con l’intento di esplorare il ruolo della memoria nelle opere che la Contestabile ha realizzato in dialogo con le fotografie di suo padre, Guido Orante, contadino-fotografo, che le scattò negli anni ‘40-‘50, per documentare momenti del quotidiano ed eventi speciali, come festività, comunioni e matrimoni della comunità a cui apparteneva. Concepita come un progetto unitario, l’esposizione si sviluppa in due luoghi diversi, Avezzano e Ortucchio, a testimonianza del forte legame di Lea Contestabile con il tema delle radici, dell’infanzia e del ritorno, che è poi il tema centrale del romanzo di Pavese, da cui l’artista ha di sicuro tratto ispirazione per il titolo della mostra, curata da Manuela De Leonardis. Nel Parco ex Arssa di Villa Torlonia ad Avezzano, dove la mostra venerdì è stata inaugurata – rimarrà aperta fino a domenica 8 agosto – viene dato risalto all’aspetto creativo, legato alla fotografia storica, sottolineando contemporaneamente l’importanza della conservazione e valorizzazione del fondo storico di Guido Orante Contestabile. Dal pomeriggio dell’8 agosto la mostra si sposterà al Castello Piccolomini e alle vie del centro storico di Ortucchio e rimarrà aperta fino a domenica 22. (n.m.)

