Movida molesta, il Comune rischia «Qui tanti chiedono risarcimenti»

6 Giugno 2023

Il pronunciamento dei giudici fissa l’inviolabilità del diritto alla quiete dei cittadini e crea il precedente Aloisio (Comitato centro storico): «Conferma quanto denunciamo da tempo, molte le azioni legali»

L’AQUILA. La sentenza della Corte di Cassazione sulla movida rumorosa rischia di riscrivere i rapporti di forza nello scontro annoso tra locali notturni e residenti. Anche all’Aquila. Dove, non a caso, la presidente del comitato “Cittadini per il centro storico” Claudia Aloisio esulta per il pronunciamento dei giudici, il quale fissa la predominanza del diritto alla quiete pubblica e apre al risarcimento ai cittadini da parte del Comune di Brescia. Creando però un precedente giuridico che rischia di colpire i conti dei municipi di tutta Italia (e condizionarne le scelte politiche). «Anche all’Aquila tanti residenti stanno chiedendo risarcimenti tramite azioni legali contro la mancanza di regole e controlli in centro», spiega Aloisio. «La sentenza conferma quanto noi denunciamo da tempo».
LA CASSAZIONE
Il pronunciamento della Corte di Cassazione dei giorni scorsi interviene in una azione legale avviata nel 2012 a Brescia da due cittadini. In primo grado il tribunale aveva dato loro ragione, ordinando al Comune di predisporre un servizio di vigilanza con agenti per disperdere la folla dopo la chiusura dei locali. La Corte d’Appello aveva invece rovesciato il verdetto. Ora, la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha ribaltato nuovamente e definitivamente la sentenza, sostenendo che di fronte alla tutela del privato che lamenti la lesione del diritto alla salute, del diritto alla vita familiare e della stessa proprietà per immissioni acustiche intollerabili provenienti da area pubblica, la pubblica amministrazione «è tenuta ad osservare le regole tecniche o i canoni di diligenza e prudenza nella gestione dei propri beni e, quindi, il principio del neminem laedere». Il Comune può quindi essere condannato sia a risarcire il danno che ad agire per ridurre le immissioni. Ora la causa è rinviata alla Corte di Appello per definirne i dettagli.
LO SCONTRO AQUILANO
«La sentenza della Corte di Cassazione sembra raccontare quello che accade nella nostra città», esordisce Aloisio, da anni in prima linea, «un centro storico la cui unica caratteristica e peculiarità è data da locali e pub e, quindi, dalla inevitabile movida notturna, che indisturbata si destreggia tra vie, piazze e vicoli fino alle prime ore del mattino nell’assoluta assenza di controllo o regola e, soprattutto, del minimo rispetto per coloro che in centro vivono e di notte riposano».
E ancora, attaccando con forza: «Ormai non fanno più notizia le risse, l’imbruttimento della città, la sporcizia delle vie secondarie, divenuta una sorta di novello arredo urbano. La nostra associazione, fin dalla sua nascita, denuncia questo stato di cose, ma ha trovato da parte del Comune una totale indifferenza, se non un atteggiamento ostile, a voler ammettere che un problema esiste e va affrontato. Viceversa, ormai al suo sesto anno di governo, questa amministrazione pensa di poter parlare di “rinascita” del centro solo organizzando e permettendo feste, dal sapore spesso di sagra. Ma mancano servizi essenziali quali parcheggi, asili, scuole, trasporti pubblici, centri culturali. Ci sono solo locali. Le gravi conseguenze di questa miopia amministrativa sono già tangibili».
Quindi sulle azioni legali: «Molti cittadini si stanno rivolgendo alla magistratura per avere il risarcimento degli ingiusti danni che da anni subiscono, vedendosi privati del loro diritto alla quiete, al riposo, alla “normalità” e non dovremo stupirci se a breve avremo condanne del Comune, in linea con l’orientamento oramai pacifico della Corte di Cassazione. Altri ancora hanno deciso di lasciare il centro, per trasferirsi fuori. Tutto ciò pesa e peserà sempre di più sulla intera collettività, in termini di spese giudiziarie, di abbandono delle case del centro ai soli b&b o agli affitti brevi, con una inevitabile spersonalizzazione, perdita di identità e depauperamento della città tutta».
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