Movida molesta in centro storico: ora i residenti diffidano il sindaco

9 Giugno 2021

I cittadini della zona tra via Garibaldi e via Castello: Biondi intervenga per garantirci la quiete notturna Pronta la richiesta di risarcimento danni. Appello anche a Marsilio per la mancanza del piano acustico

L’AQUILA. Potrebbe finire in tribunale la cosiddetta “movida violenta” che negli ultimi giorni, con l’allentamento dell’emergenza sanitaria, sta provocando disagi e notti movimentate agli abitanti del centro storico. Ieri i “residenti nel centro storico dell’Aquila e, specificamente, nella zona di via Garibaldi-via Castello” si sono rivolti a un legale e hanno inviato una diffida al Comune e quindi al sindaco Pierluigi Biondi in cui chiedono provvedimenti immediati per mettere fine alla “movida violenta”.
In caso contrario potrebbero far ricorso al tribunale civile chiedendo i danni. C’è già un precedente: nel marzo scorso il tribunale di Torino ha riconosciuto una cifra di 1,2 milioni di euro a una trentina di residenti nel centro del capoluogo piemontese per gli stessi motivi denunciati ora dai cittadini aquilani. «Negli ultimi mesi», si legge nella diffida, «le misure di contenimento della pandemia che hanno ridotto l’attività dei numerosissimi locali che operano nelle vicinanze delle nostre abitazioni hanno limitato gli effetti deleteri che la loro apertura fino a notte inoltrata provocavano per la nostra vita quotidiana, impedendoci di dormire, di accedere liberamente alle nostre abitazioni, addirittura di avere una conversazione o di ascoltare la televisione, con conseguenze anche gravi per la nostra salute fisica e psichica. Pregiudizio a cui si aggiunge lo stato delle vie del centro storico, ridotte a vere e proprie latrine. Si tratta peraltro di fenomeni di cui il Comune è perfettamente a conoscenza come attestano le ordinanze contingibili e urgenti assunte in passato per cercare di arginare gli effetti contrari all’ordine e all’igiene pubblica della cosiddetta movida, seppure con esiti oggettivamente irrazionali, visto che si sono consentite le aperture dei locali fino alle 2-3 di notte. Ora stanno cessando gli impedimenti imposti dal coprifuoco sanitario e riprenderà quindi a tempo pieno la movida. Ci ritroveremo, perciò, di nuovo a far fronte a una situazione intollerabile, di gravissima compromissione dei nostri diritti di cittadini e di proprietari. A ciò si aggiunge il fatto che, nonostante costituisca un preciso obbligo imposto dall’ordinamento, il Comune non ha previsto spazi di sosta per i residenti. Per tale ragione, chiediamo formalmente: a) di adottare misure di contenimento degli orari dei locali posti su via Garibaldi, via Castello e nelle aree limitrofe in modo da renderli compatibili con il diritto al riposo e alla quiete delle persone che vi abitano; b) di apprestare nella medesima zona adeguati spazi di sosta riservati ai residenti». In caso contrario i residenti stessi faranno ricorso alla norma che prevede il «risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale» arrecato ai residenti «dalla mancata adozione da parte del Comune di misure volte a evitare il prodursi nelle vicinanze delle nostre abitazioni di una situazione di degrado, disturbo della quiete e compromissione dell’igiene pubblica che ha pregiudicato e pregiudica sia la qualità della nostra esistenza, che la nostra salute fisica e psichica, oltre a incidere sul nostro patrimonio, riducendo in modo consistentissimo il valore degli immobili di nostra proprietà e la loro commerciabilità».
Una diffida è stata inviata anche al presidente della Regione Marco Marsilio il quale viene chiamato a sua volta a intervenire in relazione all’inquinamento acustico. La richiesta alla Regione è di esercitare i poteri sostitutivi previsti da una legge del 2007 sostituendosi «previa diffida, all’amministrazione comunale ai fini della redazione della classificazione acustica del territorio comunale. Con espressa avvertenza che, decorsi trenta giorni senza che sia stato dato corso ai poteri sostitutivi si adirà il Tribunale amministrativo regionale per ottenere la nomina di un commissario ad acta».
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