Movida molesta, si alza lo scontro Il Comune trascinato in tribunale

Due residenti avviano la causa civile contro un locale rumoroso, l’ente accusato di «non intervenire» Chiedono 300mila euro di risarcimento per le notti insonni provocate dalla musica «fuori regola»
L’AQUILA. Due residenti del centro storico trascinano il Comune dell’Aquila in tribunale per i rumori provocati da un locale. È la prima causa civile sulla movida molesta in cui sono coinvolti insieme il municipio e una nota attività, destinatari di una maxi richiesta di risarcimento danni di 300mila euro. La giunta del sindaco Pierluigi Biondi ha deciso di costituirsi in giudizio per difendersi.
La coppia di cittadini, rappresentata dall’avvocato Fausto Corti (anima del comitato Cittadini per il centro), individua il Comune come corresponsabile del mancato rispetto della normativa vigente in materia di limitazione delle emissioni sonore prodotte dal locale su pubblica via, cosa che avrebbe arrecato danni fisici ai residenti (privati del sonno e costretti all’assunzione di farmaci per poter riposare) giustificandone la richiesta di risarcimento tra ente comunale e proprietari del pubblico esercizio.
Ma la battaglia minaccia di essere solo il primo atto di una guerra già annunciata da altre decine di residenti del centro storico dell’Aquila sotto forma di altrettante diffide già presentate nei mesi scorsi, che potrebbero finire parimenti in tribunale nel prossimo futuro. «Si tratta di un’azione che abbiamo instaurato per ottenere il risarcimento del danno sia nei confronti dei proprietari del locale – che con le loro immissioni sonore hanno ampiamente superato la soglia della normale tollerabilità – sia contro il Comune dell’Aquila, che ha il dovere di garantire la quiete qualora i rumori molesti provengano da una strada pubblica», spiega Corti, che poi precisa: «In questo caso il Comune aveva l’obbligo di intervenire nei confronti dei proprietari del locale per far valere le regole che disciplinano l’attività dei pubblici esercizi, cosa che però non ha fatto. Quindi ne risponde alla luce di quella giurisprudenza, ormai passata al vaglio della Cassazione, secondo cui il Comune ha l’obbligo di impedire che dalla pubblica via venga arrecato disturbo ai residenti».
Non un singolo episodio scatenante dunque, ma, sempre secondo l’avvocato dei due residenti del centro storico, una condotta reiterata da parte dei proprietari del locale, fatta di «concerti abusivi, amplificatori per i vicoli e musica alta ben oltre gli orari consentiti».
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