Movida rumorosa, resa dei conti Fissata ad aprile l’udienza al Tar

Si entrerà nel merito del ricorso di 50 cittadini contro la deroga che prolunga la musica notturna E il comitato dei residenti rivela: «Negato il riposo, presto partiranno anche le denunce penali»
L’AQUILA. Comune dell’Aquila e residenti contro la movida molesta alla resa dei conti. È stata infatti fissata per il prossimo 24 aprile l’udienza finale davanti ai giudici del Tribunale amministrativo regionale, che saranno chiamati a pronunciarsi nel merito della querelle tra l’amministrazione e una cinquantina di residenti del centro storico dell’Aquila sul prolungamento degli orari notturni per la musica e per la chiusura dei locali durante la Perdonanza. I residenti, infatti, hanno impugnato, chiedendone l’annullamento, l’ordinanza con cui il sindaco Pierluigi Biondi ha concesso la deroga ai limiti fissati dalle norme comunali.
La battaglia al Tar è solo l’ultimo capitolo in ordine di tempo di una vera e propria guerra legale tra Comune e residenti del centro storico, combattuta su più fronti. Solo pochi giorni fa, infatti, in Comune è arrivata la maxi richiesta di risarcimento danni da quasi 2,5 milioni di euro complessivi inoltrata da una cinquantina di cittadini assistiti dall’avvocato Fausto Corti e coordinati dal comitato “Cittadini del centro storico”.
Gran parte di loro sono firmatari anche del ricorso al Tar, sempre sotto il coordinamento del comitato e l’assistenza dell’avvocato Corti. Tra loro ci sono gruisti, autisti, pensionati, commercianti, professionisti, anche in campo medico, e pure figure in vista del mondo della ricerca. «Il problema è che in questa città si sia ormai da tempo consolidato il paradosso secondo il quale il Comune deroga sistematicamente le norme che la stessa amministrazione ha stabilito», spiega la presidente del comitato “Cittadini del centro storico” Claudia Aloisio, anche lei firmataria in prima persona del ricorso contro la deroga ai limiti notturni concessa da Biondi. «E lo fa ricorrendo ad ordinanze sindacali emanate a ridosso, o addirittura il giorno stesso degli eventi, attraverso lo strumento dell’ordinanza di urgenza, con la conseguenza di parificare eventi e manifestazioni musicali a base di alcool ad una reale emergenza» spiega. «Il risultato è che ci sono intere famiglie che si vedono negare il diritto al riposo, quello alla quiete, e anche a parcheggiare in prossimità delle proprie abitazioni. Senza contare il senso di esasperazione di molti cittadini, alcuni dei quali ridotti ad assumere farmaci per poter dormire nonostante gli schiamazzi fino a notte fonda» puntualizza Aloisio, che poi torna sul ricorso al Tar: «Siamo molto soddisfatti della data dell’udienza. Il timore era che potesse slittare di un anno e mezzo».
E poi rivela: «Partiranno anche le denunce da parte di singoli cittadini per gli schiamazzi notturni e per i dj set di luglio e agosto, che ovviamente seguiranno un altro iter visto che le deroghe dell’amministrazione non possono di certo coprire ciò che per noi si è configurato come un reato penale».
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