Mucca uccisa nel Parco, allevatore a giudizio per truffa
SULMONA. È finito davanti al giudice per le udienze preliminari perché accusato di abbandono di animale e truffa nei confronti del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Ieri il giudice Petti lo...
SULMONA. È finito davanti al giudice per le udienze preliminari perché accusato di abbandono di animale e truffa nei confronti del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Ieri il giudice Petti lo ha rinviato a giudizio decidendo che il caso dovrà essere chiarito in tribunale. Protagonista della vicenda giudiziaria l’allevatore originario di Gioia dei Marsi, Orazio Tatangelo. La prima udienza del processo è stata fissata al prossimo mese di maggio. I fatti fanno riferimento al 2011 quando l’allevatore richiese al Parco l’indennizzo per una mucca incinta, che a suo dire era morta dopo essere stata azzannata da lupi o da cani selvatici. Indennizzo che non sarebbe stato riconosciuto dal Parco che, al seguito di verifiche, denunciò a sua volta l’allevatore per abbandono di animale e truffa. Secondo l’esposto presentato in procura l'allevatore avrebbe cercato di lucrare sulla morte di un suo bovino avvenuta, sempre secondo le accuse, perché l’allevatore non si sarebbe preoccupato di prestare le dovute cure all’animale che stava avendo un parto difficile. Accuse contestate dal difensore di Tatangelo, il quale nonostante le tante contraddizioni evidenziate sulla tesi del pubblico ministero, molte delle quali riscontrate dai veterinari intervenuti sul posto, non è riuscito a far evitare al suo assistito il rinvio a giudizio. (c.l.)
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