Muletto incendiato, l’agricoltore si difende: «La camorra non c’entra in questa storia»

24 Maggio 2018

Decade il reato di associazione per la vicenda delle piantagioni di marijuana ad Avezzano, inchiesta che ha portato nei giorni scorsi all’esecuzione di otto misure cautelare che coinvolge anche due...

Decade il reato di associazione per la vicenda delle piantagioni di marijuana ad Avezzano, inchiesta che ha portato nei giorni scorsi all’esecuzione di otto misure cautelare che coinvolge anche due esponenti della camorra. Gianfranco Scipioni, indagato marsicano insieme alla moglie e ai figli di quest’ultima, afferma, tramite il suo legale, che «non c’è nessuna camorra in questa vicenda». Smentisce anche le circostanze che lo hanno visto protagonista l’altra notte quando il suo muletto elevatore è andato in fiamme. «Dagli accertamenti», ha affermato l’avvocato Roberto Verdecchia, «si sarebbe trattato di un corto circuito e non di un’azione incendiaria, come risulta ai tecnici che indagano sul caso». Intanto sulla richiesta dei difensori degli indagati, il Tribunale del riesame dell’Aquila ha annullato l’ordinanza nei confronti di tutti, fa sapere ancora l’avvocato Verdecchia, ma soltanto per quanto riguarda il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Restano le altre accuse, tra cui quella di produzione, traffico e detenzione di droga. Tra gli arrestati ci sono anche Antonino Di Lorenzo detto o’ lignammone e il Ciro Gargiulo soprannominato Ciruzzo o’ biondo, che secondo gli inquirenti sono affiliati a un clan camorristico, oltre alla moglie di Scipioni, Anna Scotto Di Gregorio, residente a Luco. (p.g.)