Muli precipitati nel dirupo Da 16 anni chiede giustizia

MAGLIANO DE’ MARSI. Portò la sua mandria di muli al pascolo sui pratoni del monte Cafornia (Parco Sirente-Velino), ma un branco di lupi famelici fece precipitare gli animali da un costone roccioso e...
MAGLIANO DE’ MARSI. Portò la sua mandria di muli al pascolo sui pratoni del monte Cafornia (Parco Sirente-Velino), ma un branco di lupi famelici fece precipitare gli animali da un costone roccioso e 17 di loro morirono, mentre altri rimasero feriti. Raimondo Di Luzio, un allevatore di Magliano de’ Marsi inoltrò immediatamente l’istanza di risarcimento all’Ispettorato ripartimentale regionale delle Foreste, ma a distanza di 16 anni è tutto da rifare.
Il Consiglio di Stato, al termine di una dettagliata spiegazione, ha dato ragione all’allevatore ma senza riconoscere l’indennizzo. Le pratiche sono da rivedere, con la speranza che non ci vorranno altri 16 anni. I fatti risalgono all’ormai lontano mese di novembre 2000 quando, al termine di una visita effettuata periodicamente sul luogo adibito al pascolo, Di Luzio capì che al suo bestiame era accaduto qualcosa di grave e dei 30 muli lasciati liberi nella zona non c’era traccia. All’allevatore è bastato spingersi a Est, verso il precipizio che costeggia valle Majelama, per intuire l’accaduto.
I lupi, si sa, quando sono affamati cacciano in gruppo, e spesso usano strategie talmente elaborate che destano ammirazione. Gli equini adulti (muli o cavalli), difficilmente soccomberebbero davanti a un predatore più piccolo, ma Di Luzio ha voluto dimostrare che i suoi animali sono stati spinti nel dirupo proprio dall’attacco simultaneo dei lupi, precipitando dal costone roccioso che era senza via d’uscita. L’allevatore, con nota del 14 luglio 2001 diffidava l’Ispettorato a provvedere al risarcimento nella misura di 80 milioni delle vecchie lire, pari al valore di mercato dei muli, e a questo punto è iniziato il balletto delle richieste respinte e delle successive nuove diffide a provvedere al pagamento. L’ufficio regionale competente ha addirittura messo in dubbio che a causare la morte dei quadrupedi fossero stati i lupi (specie protetta), contribuendo a indispettire ulteriormente Di Luzio, che per proprio conto è andato avanti a suon di carte bollate per cercare di far valere i propri diritti. A un certo punto della vicenda, la stessa Regione ha comunicato che in casi simili, la legge prevede solo un risarcimento che però non contempla l’equiparazione al valore di mercato. Nuovo ricorso del danneggiato, e intanto i tempi si sono allungati a dismisura fino alla sentenza del Consiglio di Stato. Nel frattempo l’allevatore maglianese, oltre ad aver perso la metà dei suoi muli, ha dovuto rifondere anche tante altre spese e una notevole quantità di giornate lavorative. In compenso, però, avrà contribuito a sfamare abbondantemente il lupo appenninico, specie protetta e simbolo di tante associazioni animaliste. (p.oli.)
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