Muore a 24 anni nello schianto in auto

Progettista di interni sbalzato fuori dall’abitacolo. Ferita una bambina che viaggiava nell’altra macchina con la madre
L’AQUILA. Il buio della morte spegne le luci all’improvviso. Devasta sogni. Ruba il futuro. Danilo Tresca, 24 anni, progettista d’interni, termina la sua esistenza sull’asfalto ghiacciato della statale 17, tra il bivio di Genzano-Lucoli e Casale Signorini. E aggiunge un’altra croce a una strada che ne racconta tante. Troppe. A scontrarsi, all’ora di cena, una Fiat Panda, condotta dalla vittima, e una Fiat 500 L, guidata da una donna di 44 anni, F.Z., che viaggiava con la figlia di 8 anni. Il giovane, residente a Palombaia, al confine tra i territori dell’Aquila e di Tornimparte, si spegne sul colpo. Il suo corpo viene sbalzato fuori dall’abitacolo, la donna è ferita in modo grave e viene trasportata con la figlia in ospedale, sotto choc. La strada resta chiusa per diverse ore con deviazione verso Genzano. Grande lo spiegamento di forze: 118, polizia municipale, carabinieri e Anas. Non si conosce la dinamica dello scontro: le cause sono in corso di accertamento. Altro lutto: un uomo di 85 anni si spegne in ospedale dopo i traumi riportati in un incidente avvenuto venerdì scorso sulla Mausonia.
CHI ERA. «Sono Danilo Tresca, di lavoro creo interni a misura di emozioni. Proprio così. Desidero che ognuno si innamori della propria casa e coltivi la versione migliore di sé». Così il giovane si descrive, nel sito “La casa del cappellaio” che racconta il suo studio di progettazione, con annesso blog. «Sono sicuro di una cosa: abitare bene aiuta ad essere persone migliori. Lavoro con: curiosità, creatività e attenzione, i miei fidati compagni. Inizio sempre da te. Ci prendiamo un caffè e mi racconti quello che vorresti, cosa ti serve, cosa non ti convince. Poi studio. Cosa? Un concept costruito intorno a te. Sì ma, non come quello della banca. Studio un’idea creativa che ti coinvolga ed emozioni. A questo punto, progetto con attenzione e mente aperta. Questi passaggi mi permettono di creare degli ambienti suggestivi che uniscano bellezza e funzione». Un giovane brillante e dinamico, diplomato a pieni voti in Interior Design alla Nuova Accademia del Design. «A quei tempi», racconta ancora nel sito, «ero io il bambino che girava per Milano affamato d’interni e architetture. Cerco sempre di migliorarmi e lavoro costantemente sui miei limiti per superarli. Il mio slogan? Progetta la tua felicità». Sogni spezzati. La notizia piomba nella casa di famiglia, in via Amiternina (oggi via L’Aquila), gettando tutti nello sconforto. Il padre Fausto, geometra, ha uno studio tecnico. Il giovane lascia due sorelle. A sera, nella “Casa del cappellaio”, quella telefonata che nessuno vorrebbe ricevere.
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