Muore a 50 anni aspettando il vaccino

Affetto da sclerosi multipla da tempo chiedeva di essere immunizzato: gli accertamenti chiariranno le cause del decesso
SULMONA. Affetto da sclerosi multipla, quindi da una patologia importante, viveva da tanto con la paura di essere contagiato dal Covid 19 e aspettando di essere chiamato dall’Asl per la vaccinazione. Un’attesa risultata vana: ieri notte il cuore dell’uomo non ce l’ha fatta a superare un’improvvisa crisi respiratoria e si è fermato per sempre.
Al momento non è stata ancora accertato se la crisi respiratoria e il conseguente decesso del 50enne originario di Pratola Peligna e residente a Sulmona siano stati causati dal Covid. Lo stabiliranno gli accertamenti e gli esami disposti dai medici al momento del ricovero. Fino al momento dell’arrivo in ospedale e poi nel reparto di rianimazione, l’uomo non era mai risultato positivo al tampone. Viveva però nella costante preoccupazione che di un eventuale contagio che poteva risultare fatale per una persona fragile come lui, facilmente attaccabile da virus e infezioni. Il suo costante desiderio era di ricevere al più presto la prima dose del vaccino per avere gli anticorpi necessari per difendersi dal Covid.
Una storia che conferma la necessità di accelerare la distribuzione delle dosi soprattutto tra le categorie cosiddette “fragili”, che hanno meno possibilità di vincere la battaglia in un possibile contagio. A sottolineare l’urgenza di dare una decisa accelerata alla distribuzione dei vaccini arriva dalla responsabile del Tribunale della Salute Catia Puglielli, che conosceva molto bene l’uomo: «La notizia della morte di un amico malato di sclerosi multipla, persona che fino all’ultimo suo respiro ti ha chiesto di urlare che aveva bisogno del vaccino, che aveva paura di morire a causa del Covid, è stata per me, oltre che un dolore, uno schiaffo in faccia», afferma Puglielli. «Nonostante la sua condizione, aveva detto che era disposto a fare una battaglia perché venissero immediatamente somministrati vaccini alle persone malate. Una paura che lo faceva correre contro il tempo, un tempo che non gli è bastato ed ora è morto per una crisi respiratoria. Mi ha detto: questo virus mi fa paura. Non capiva perché nonostante tutti i codici di priorità non riuscisse ad ottenere la dose. Per questo oggi io chiedo a gran voce alle persone che sono state elette e che hanno il potere e gli strumenti», conclude la responsabile del Tribunale della Salute, «di difendere i diritti dei più deboli. Per me oggi non essere riuscita ad aiutare Salvatore D.B. è una grande sconfitta ma non lascerò che il suo grido di dolore rimanga inascoltato». Una morte che apre una brutta pagina su un sistema che, in questa fase di emergenza , non sempre è risultato all’altezza della situazione. Sicuramente non per colpa dei medici e del personale sanitario.
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