Muore a 52 anni il “pendolino” biancoverde

26 Novembre 2019

Ruscitti era malato da tempo: l’exploit con la squadra di Nobili, poi tanta serie C in giro per l’Italia. Gli amici: «Un generoso»

AVEZZANO. È stato troppo veloce anche nella sua ultima corsa, esattamente come faceva quando calcava i campi di calcio. Massimo Ruscitti, giocatore dell’Avezzano a metà degli anni Ottanta, è morto ieri mattina nella Rsa dell’istituto don Orione. Era ricoverato da circa tre anni. Lo chiamavano “pendolino” o Josimar. Aveva soltanto 52 anni, ma da tempo soffriva di una patologia degenerativa (morbo di Hungtinton) che gli impediva di poter deambulare normalmente, fino a portarlo alla morte. Lui che da calciatore era stato l’emblema dell’esplosività atletica, con quella corsa tipica di chi sa di avere nei muscoli l’accelerazione giusta per lasciare sul posto qualsiasi avversario. Indossava quasi sempre la maglia numero 3, quella che un tempo configurava il terzino sinistro, ma del difensore Ruscitti aveva ben poco, perché appena prendeva palla partiva veloce sulla fascia per arrivare sulla linea di fondo ed effettuare il cross che gli attaccanti aspettavano come una manna.
Ha trascorso gli ultimi anni della sua esistenza nella piena consapevolezza della sua malattia, come ricorda Francesca Argentieri che nella struttura di via Corradini ricopre il ruolo di assistente: «Sapeva di non avere ancora molto da vivere, ma nonostante le sue condizioni fisiche peggiorassero giorno dopo giorno, ogni tanto provava a uscire dall’Istituto per fare quattro passi e rivedere gli amici di un tempo, in qualche bar nei pressi di Cesolino dove era nato e dove aveva iniziato la sua carriera sportiva».
Con l’Avezzano aveva giocato poco, perché gli bastò una stagione per spiccare il volo, sempre tra C1 e C2: Francavilla, Fano, Siracusa, Vigor Lamezia, Potenza, Fermana, Marsala, fino al 1996. Ma appena poteva tornava a casa e al suo amato Cesolino. Il suo allenatore nell’Avezzano era stato Bruno Nobili, col quale nel 1986 vinse la coppa Italia nella famosa finale di Castel di Sangro contro il Chieti (gol di Maurizio Patanè al 120’), successivamente la coppa Abruzzo e poi anche il campionato.
Il ricordo di Adriano Megna, cronista alle prime armi in quell’epoca: «Lo chiamavamo Josimar, come il terzino del Brasile di allora, perché come lui aveva un’andatura tutta particolare che gli consentiva di puntare l’avversario e iniziare la galoppata da un’area all’altra col pallone attaccato al piede». Giulio Isidori, che insieme a Orazio Di Loreto ha condiviso con Ruscitti gli anni dell’infanzia, ricorda le uova razziate ai pollai che c’erano intorno a Cesolino: «Era diventato un passatempo che ci portava spesso a rubare le uova depositate dalle galline che in quegli anni allevavano molte famiglie della zona, e la particolarità era che molte di queste uova le bevevamo sul posto, rischiando anche di sentirci male, ma non avevamo ancora l’età della ragione per cui tutto ci sembrava normale». Un’altra persona che con Ruscitti ha condiviso gli anni della gioventù, è Orazio Di Loreto, ex attaccante dell’Avezzano: «Di Massimo ho sempre ammirato l’estrema generosità in ogni cosa che faceva, sia in campo che al di fuori dell’ambito sportivo; ricordo che il prete di Cesolino, don Primo, quando c’era da disputare qualche partita, prima chiedeva se eravamo presenti io, Massimo e Giulio Isidori, e poi concludeva dicendo: adesso andiamo a vincere». Anche l’Avezzano calcio ha espresso il proprio cordoglio per la scomparsa di Ruscitti.
I funerali questa mattina alle 11 nella chiesa della Madonna del Suffragio all’Istituto don Orione di via Corradini.
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