Muore a 66 anni il prof Perrotti gigante buono di atletica e rugby

L’ex insegnante di educazione fisica era malato da tempo e si è spento all’ospedale San Salvatore Dopo i trascorsi nel lancio del peso aveva fondato una squadra di giovani a Navelli e poi la Gran Sasso
L’AQUILA. Ha suscitato grande commozione la scomparsa di Paolo Perrotti, venuto a mancare mercoledì sera all’ospedale San Salvatore, dov’era stato ricoverato per il riaggravarsi di una malattia di cui soffriva da tempo e che negli ultimi mesi lo aveva molto debilitato. Perrotti, 66 anni, era molto conosciuto e stimato in città: ex atleta di livello nazionale, dopo aver cessato l’attività agonistica aveva insegnato per molti anni educazione fisica in molte scuole medie dell’Aquilano (tra cui quelle di San Pio delle Camere, Navelli, Barisciano e, in ultimo, alla Dante Alighieri), ed era stato il preparatore atletico di molti gruppi sportivi sia nell’atletica sia nel rugby. Lascia la moglie Simonetta, i figli Daniele e Maura e i nipoti Federico e Lorenzo. I funerali saranno celebrati oggi alle 15,30 nella chiesa di San Silvestro.
DALL’ATLETICA AL RUGBY. Perrotti fu uno dei protagonisti dell’epoca d’oro dell’atletica aquilana, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Specialista nel lancio del peso, sotto la guida di un altro grande nome dello sport cittadino, Isaia Di Cesare, da atleta vinse i campionati universitari nazionali e i campionati regionali, gareggiando con i colori della Polisportiva 80 – la società nata dalla fusione della Nuova Atletica L’Aquila, fondata dallo stesso Di Cesare, con l’Atletica 80 di Corrado Fischione – e poi con quelli dell’Aterno Pescara, con la quale partecipò a diverse competizioni nazionali e internazionali. Perrotti fu una delle punte di diamante di una nidiata di giovani talenti, di cui facevano parte anche Concetta Milanese, pluricampionessa italiana di lancio del peso, i velocisti Fabio Andreassi, Franco Farroni, Delizia Mastrangelo, Pierpaolo Parzanese, Ida Climastone, Simonetta Vittorini, Graziella Scarsella, Alfonsina Scimia, Annamaria Giuliani, e i mezzofondisti Simonetta Vittorini e Paola Aromatario. Una volta smesso di gareggiare, Perrotti divenne a sua volta allenatore e preparatore atletico, sia nell’atletica che nel rugby, altra sua passione. Per anni, fu il preparatore delle giovanili dell’Aquila rugby e della nazionale.
L’INSEGNAMENTO E IL RUGBY. Da docente di educazione fisica, Perrotti avvicinò alla palla ovale centinaia di ragazzi. Nel 2001, quando insegnava alla scuola media di Navelli, insieme a Pier Francesco Anibaldi, diede vita a una squadra giovanile con la quale vinse i campionati italiani studenteschi nelle categorie Under 12 e Under 14. Da quel progetto, nacque in seguito, grazie al contributo dello stesso Anibaldi e di Francesco Urbani, la Gran Sasso rugby, società che in pochi anni riuscì ad arrivare dalla serie C alla serie A, la seconda serie nazionale. Della Gran Sasso Rugby, Perrotti è stato a lungo prima presidente e poi presidente onorario. Così lo ricorda Anibaldi: «Era una persona straordinaria, una persona buona, che ha dato tutto per i suoi allievi. Per la Gran Sasso rugby ha lavorato senza sosta e senza pretendere mai niente. Senza di lui non saremmo mai arrivati dove siamo arrivati. Era amato da tutti, era impossibile non volergli bene».
BIONDI E LIRIS. Tra i tanti messaggi di cordoglio che hanno accompagnato la sua scomparsa, ci sono anche quelli del sindaco Pierluigi Biondi e dell’assessore regionale allo Sport Guido Quintino Liris. «Era una personalità con enormi doti umane, ancor prima che professionali. Ha contribuito alla crescita di generazioni di studenti e atleti», afferma il sindaco Biondi. «Ai giovani ha trasmesso valori e insegnamenti senza tempo, come il rispetto delle regole e del prossimo. È una perdita importante, che rattrista quanti hanno avuto la fortuna di incrociare il suo cammino. A nome della municipalità e a titolo personale porgo le più sentite condoglianze ai familiari».
«È stato capace di segnare un’epoca nella storia della città», dichiara Liris. «Lascia in eredità il suo carattere aperto, disponibile e gioviale, ma anche e soprattutto la grandissima competenza con cui ha vissuto le sue passioni e le sue attività professionali».
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