Museo del sisma per onorare le vittime

Centofanti: i nostri cari meritano di essere ricordati come i morti delle Torri Gemelle, del Vajont e delle altre tragedie
L’AQUILA. Rispetto del dolore, innanzitutto. Delle 309 vittime e di chi ha vissuto sulla propria pelle la tragedia. Il decennale del sisma deve seguire il filo del decoro, della compostezza e della memoria, declinata sui temi della prevenzione e della ricostruzione sicura. Poco importa, per i familiari di chi quella notte ha perso la vita, la cifra stanziata. Poco importa la quantità delle iniziative messe in atto. «L' essenziale», dicono, «è che non si speculi sul dolore, che non ci sia una spettacolarizzazione, con tanto di passerelle».
Coltivano un desiderio, i promotori dei vari Comitati sorti dopo il terremoto del 2009: la realizzazione di un Museo della memoria, come a New York per le Torri gemelle o nel Vajont. «A questo dovrebbero servire i fondi. A mettere la prima pietra per costruire la casa del ricordo», affermano. E c'è chi, invece di un ricco cartellone di eventi e iniziative, avrebbe preferito fosse inaugurata almeno una scuola, dedicata alle vittime del terremoto.
MUSEO DELLA MEMORIA. I toni sono sommessi, lontano da ogni accenno di polemica. Ma il desiderio della «narrazione di quanto accaduto, come forma di ricordo costante», quello sì che è vivido. «Vorremmo che anche all'Aquila venisse costruito un Museo della memoria, come in molte città che hanno subìto tragedie immense. Ho visitato quello delle Torri gemelle a New York e del Vojont», dice Antonietta Centofanti, presidente del Comitato familiari vittime della Casa dello studente, «esteticamente sono spartani, ma contengono una riproduzione vera e puntuale di quanto accaduto: sono, a tutti gli effetti, luoghi della memoria e della rinascita».
INTERROGATIVO FONDI. «Non sappiamo come verranno distribuiti i finanziamenti stanziati, ma sarebbe opportuno iniziare proprio dal Museo del sisma 2009, invece di limitarsi alle ricorrenze», sottolinea Centofanti. Un milione e 600mila euro per le celebrazioni del decennale, che prenderanno il via il 6 aprile per concludersi il 31 dicembre prossimo. Dentro ci saranno arte, un Festival internazionale degli incontri, rassegne teatrali. «L'importante è non perdere di vista l'obiettivo», avverte Centofanti, «mettere in moto un processo di cambiamento che ponga al centro la responsabilità degli enti. Quel che chiediamo sono scuole sicure, strade sicure, in un territorio fragile, in cui la prevenzione è una priorità».
PERCORSO PARALLELO. Come ogni anno, il 5 e il 6 aprile arriveranno all'Aquila rappresentanze e Comitati da tutta Italia per ricordare, insieme al terremoto del 2009, la strage di Capaci, quella di Viareggio, l'incendio alla Thyssenkrupp di Torino, la terra dei fuochi, oltre all'ultima delle tragedie vissute: il crollo del ponte di Genova. «Come Comitato avvieremo un percorso parallelo», evidenzia Centofanti, «abbiamo molto da dire, ma in altre forme. Il prossimo 25 gennaio saremo a Roma, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, per presentare un documento con una serie di proposte che snelliscano i processi legati a simili tragedie. Chiederemo anche l'istituzione di un fondo dedicato alle famiglie delle vittime, che non possono permettersi un processo».
NON DIVENTI UN TEATRO. Ma le polemiche sono inevitabili. E sono già iniziate, correndo veloci sul web. Costi, destinazione dei fondi, scelta delle iniziative, stanno dividendo l'opinione pubblica. Ilaria Carosi, sorella di Claudia, che la notte del 6 aprile ha perso la vita nel crollo della Casa dello studente, chiede rispetto: «La questione non è quanti eventi verranno organizzati, ma il decoro che deve accompagnare ogni azione», afferma, «il rischio è che tutto questo si trasformi in una vetrina, che venga spettacolarizzato, che le stesse vittime siano strumentalizzate. Non lo possiamo permettere. Anche la cifra mi sembra esagerata: avrei preferito fosse impegnata per ricostruire almeno una scuola all'Aquila, da dedicare a chi non c'è più».
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