Museo delle scienze: appello dei frati minori per lo sblocco dei fondi

Il rettore di San Giuliano: «Manca la parte della ristrutturazione interna» Lettera alla Soprintendenza con richiesta di un sopralluogo urgente
L’AQUILA. Immerso nel verde, il convento francescano di San Giuliano guarda dall’alto la vallata. Un’oasi di pace e meditazione. All’interno delle mura quattrocentesche custodisce un vero tesoro: il museo regionale archeologico, etnoantropologico e di scienze naturali. Uno scrigno di reperti egizi, manufatti precolombiani, vasi della Magna Grecia e simboli paleontologici, tra cui spicca una pregiata zanna di elephas simile a quella del mammut, proveniente dalla conca aquilana. Quando, siamo nell’epoca del quaternario, la zona dove sorge la città era un vasto lago di acqua dolce. Il convento è stato ristrutturato, dopo il sisma, tra il 2013 e il 2015. Ma il prezioso museo, che affianca il nucleo originario del conventino dei frati, porta ancora i segni del terremoto. Tutto è rimasto a 14 anni fa. Per avviare i lavori di rifacimento si attende il parere sulla congruità dei costi, che deve emettere la Soprintendenza ai Beni ambientali e culturali, 700mila euro l’importo dell’intervento calcolato dai progettisti: fondi necessari alla ristrutturazione dell’edificio e alla sistemazione delle teche e dei reperti. A lanciare un accorato appello è il rettore del convento, padre Francesco Rossi, che a San Giuliano vorrebbe creare un polo museale aperto ai turisti.
SCRIGNO DI BELLEZZA
È padre Francesco ad accompagnarci all’interno del convento. Ogni passo una scoperta: il chiostro affrescato, la chiesa che custodisce le spoglie del Beato Vincenzo, di Bernardino da Fossa e del Beato Timoteo da Monticchio, il conventino del 1400, primo eremo dei frati francescani, la biblioteca con oltre 4mila volumi, l’archivio e una collezione di presepi fatti mano. All’interno della sacrestia è stato rinvenuto un antico dipinto che porta ancora i segni del sisma del 1703. Qui, oggi, sono rimasti cinque frati. Ma il museo potrebbe rappresentare un vero polo turistico, come spiega il rettore: «Racchiude la storia del francescanesimo in Abruzzo, rappresenta un grande valore per il territorio», dice padre Francesco, «ma a mancare sono i fondi per la rinascita del museo: 700mila euro la somma necessaria per riportare alla luce la struttura e riaprirla ai visitatori».
l’APPELLO
I fondi per la ristrutturazione dell'intero immobile ci sono, 1 milione e 100mila euro. «Ma nella somma stanziata», sottolinea il rettore del convento di San Giuliano, «non è stata compresa la ristrutturazione interna». Si è mosso anche il Comune, che ha previsto un progetto di rifacimento della strada di accesso all’edificio sacro e alla Madonna Fore, i cui lavori dovrebbero partire a breve per un importo di 1 milione e 500mila euro, fondi del Pnrr. «Il museo di Scienze naturali ha, però, un vincolo della Soprintendenza che lo rende bene culturale», spiega padre Francesco. Nel 1994 venne riconosciuto museo d’interesse regionale. «Abbiamo chiesto alla Soprintendenza, che qui è sempre stata di casa, di emettere parere positivo e sbloccare il finanziamento. Confidiamo in una risposta positiva per valorizzare insieme un tesoro di storia e cultura».
LA LETTERA
Il 24 aprile scorso il ministro provinciale di San Bonaventura dei Frati minori ha inviato una lettera alla Soprintendente ai Beni architettonici, archeologici e paesaggistici dell’Aquila e di Teramo Cristina Collettini, in merito «all’importante progetto di riparazione e riallestimento del museo di scienze naturali del convento di San Giuliano» rimarcando «l’importanza che riveste per la città dell’Aquila e l’Abruzzo e la funzione essenziale per la trasmissione dei valori religiosi, storici, artistici e di civiltà. I tecnici da noi incaricati», si legge nella lettera, «riferiscono di questioni burocratiche che rallentano il percorso di ricostruzione. Pertanto, abbiamo inoltrato al Comune e all’Usra una richiesta di chiarimenti». Il ministro provinciale invita la soprintendente «a effettuare un sopralluogo congiunto per sbloccare la situazione. Auspichiamo», conclude il religioso, «che la Soprintendenza fissi al più presto un incontro per sbloccare la situazione e riaprire il museo alla fruizione del pubblico».
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