Musica, salvato l’archivio della società «Barattelli»

Contiene migliaia di documenti che non erano stati ancora inventariati Il progetto presentato alla città è stato reso possibile grazie all’Ismez
L’AQUILA. Non solo la storia di un’importante società di concerti, ma anche una parte della storia della città, è racchiusa nei due volumi che contengono l’Archivio della «Barattelli», presentato ieri durante un incontro nell’auditorium del Parco del Castello, organizzato in occasione della «Giornata della Musica». Il progetto, di cui è capofila l’Ismez (Istituto nazionale per lo sviluppo musicale del Mezzogiorno), raccoglie un patrimonio di memoria musicale, artistica e umana ed è stato realizzato su tutto l’archivio, che va dal 1946 al 2000. «Si tratta di una raccolta di oltre 5mila documenti che costituiscono la radiografia della Barattelli e di quello che ha rappresentato la sua fondazione ad opera dell’avvocato Nino Carloni», spiega il musicologo Walter Tortoreto. «All’interno è raccolta una serie di lettere, dichiarazioni, corrispondenze che indicano i rapporti di Carloni con artisti e associazioni. Tra qualche tempo la Barattelli compirà 70 anni, un’età che indica che è un’associazione storica, per cui tutto ciò che è in archivio non ha solo valore documentale, ma anche storico. La società è un’importante presenza anche nella cultura italiana e non solo. Tra le carte è possibile trovare, per esempio, i rapporti internazionali con le città di Lipsia, Berlino, Parigi, Dresda, Ginevra. L’Archivio è stato recuperato in forma confusa, affastellata all’interno dei sotterranei del Castello cinquecentesco ed è stato risistemato, catalogato e pubblicato». L’Archivio contiene migliaia di documenti che non erano ancora stati inventariati e che ricostruiscono l’organizzazione di concerti e manifestazioni culturali, alle quali hanno preso parte i più importanti musicisti. Grande soddisfazione per il lavoro è stata espressa anche da Leonardo Nardis, vicepresidente della Barattelli: «Carloni pensò a una Società dei concerti che fosse parte integrante della storia della città. Questo è stato. Questo imprinting è rimasto negli anni». «La pubblicazione di due volumi può sembrare anacronistica», ha commentato Bruno Carioti dell’Ismez, «ma sono certo che queste carte resteranno anche in futuro». Presenza inattesa alla presentazione, quanto gradita, quella di uno dei fondatori della «Barattelli», il docente emerito di Storia Alessandro Clementi: «La realizzazione di questo volume degli archivi è una specie di realtà romanzesca. La realtà è arrivata prima della fantasia. Ricordo ancora quando, insieme a un gruppo di ragazzi, incontrai Nino Carloni: fu una specie di miracolo. Lui ci mise a disposizione la cultura europea e mondiale. Crescemmo in maniera prodigiosa. Tornerei a quegli anni per dare il senso della speranza, quella che oggi serve. La città rinascerà nella misura in cui saremo capaci di legarci a queste realtà culturali che costituiscono il nostro gene fondamentale». Alla presentazione hanno partecipato anche la Soprintendente ai beni archivistici Maria Teresa Spinozzi e Gianfranco Miscia, coordinatore scientifico del progetto mentre come archivista specializzata è stata scelta Rosa Maria Liberatore.
Michela Corridore
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