Nasce un ambulatorio per cure e ricerca dopo l’uscita dall’infezione

17 Gennaio 2021

L'attivazione di un ambulatorio finalizzato alla ricerca e alle cure post-coronavirus «per fare esami a coloro che hanno avuto il contagio, al fine di rivalutare i pazienti guariti che possono avere...

L'attivazione di un ambulatorio finalizzato alla ricerca e alle cure post-coronavirus «per fare esami a coloro che hanno avuto il contagio, al fine di rivalutare i pazienti guariti che possono avere ancora dei sintomi o sequele legate al Covid». È il progetto, in via di ultimazione, al quale sta lavorando il primario di Malattie infettive al San Salvatore Alessandro Grimaldi. L’infettivologo, in collaborazione con altri specialisti, ha già iniziato a sottoporre anche telefonicamente gli ex contagiati a un questionario utile per valutare presenza ed entità di disturbi e sintomi legati al Covid. L’obiettivo è valutare 300 persone. «La malattia non sempre si risolve con la negativizzazione e spesso causa postumi anche importanti. Stiamo lavorando e presto saremo pronti», spiega, «insieme alla mia squadra, composta da medici e paramedici il cui impegno e la cui professionalità sono straordinari, siamo partiti con l’invio di questionari a persone che sono state ricoverate o curate a domicilio. Contiamo, con la approvazione della Asl e della Regione, di attivare un ambulatorio per valutare oltre 300 persone a cui stiamo mandando il questionario per poi fare esami e controlli necessari. Per fare questo, però, bisogna evitare assolutamente una terza ondata». Grimaldi ha già fatto verifiche: «Abbiamo verificato al termine della prima ondata che il Covid non causa solo danni all’apparato respiratorio, ma anche cardiaco e ad altri organi e apparati, come ad esempio fegato, reni, encefalo per verificare elementi neurologici e neurospichiatrici», continua il medico. «L’attivazione dell’ambulatorio è un modo efficace per ricercare le complicanze, ma anche per assistere e continuare a curare i pazienti: il Covid non si ferma con l’uscita e la negativizzazione, in alcuni casi con la guarigione clinica non coincide con la negativizzazione. Lo abbiamo capito nella prima fase, quando abbiamo rivalutato circa 70 pazienti con lo studio pubblicato in una rivista internazionale specializzata. Il problema è determinato da sintomi persistenti e prolungati: tra i più frequenti, fiato corto, cefalee, difficoltà a concentrarsi, perdita della memoria e dolori muscolari. Abbiamo indirizzato alcuni verso la riabilitazione respiratoria. Ci sono anche conseguenze irreversibili: abbiamo visto danni permanenti ai polmoni come la fibrosi polmonare».