Natale e Vitocco: delitto volontario Ecco il fascicolo con la verità negata

“L’armadio della vergogna” aquilano restituisce le carte di un’indagine “seppellita” negli archivi È la sorte toccata ai due militari rimasti vittime del blitz tedesco sul Gran Sasso il 12 settembre 1943
L’AQUILA. “L’armadio della vergogna” in versione aquilana conferma che la magistratura ordinaria (così come quella militare) negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso si affrettò a “seppellire” negli archivi i fascicoli aperti sin dal 1943-1944 sui crimini nazifascisti perpetrati in quel periodo nella zona dell’Aquila. Gli storici hanno chiarito di recente che ciò avvenne (in tutta Italia, salvo casi sporadici) per una serie di motivi fra cui prevalenti furono questioni di politica interna e internazionale.
IL CASO AQUILANO
Nel caso aquilano molti procedimenti furono chiusi nel maggio del 1951 con la formula del “non luogo a procedere”. E uno di questi riguarda la morte, ad Assergi, del carabiniere Giovanni Natale e del forestale Pasquale Vitocco. Morte avvenuta nel contesto dell’azione tedesca sul Gran Sasso per liberare Benito Mussolini che porta la data del 12 settembre 1943, 77 anni fa. Finora del fascicolo era noto il rapporto dei carabinieri della stazione di Assergi a firma del brigadiere comandante Pietro Caruso. Di quel rapporto si parla anche nell’Atlante delle stragi naziste in Italia pubblicato qualche anno fa. La scheda relativa alla morte di Vitocco e Natale è stata compilata da studiosi abruzzesi e in particolare da Nicola Palombaro, David Adacher, Riccardo Lolli, Gilberto Marimpietri.
L’UNICA INDAGINE
Nell’elenco delle fonti archivistiche si annota che il rapporto “Caruso” è stato rintracciato in un archivio privato e come unica indagine sulla vicenda si cita quella della Procura militare di Roma avviata nel 1996 e chiusa poco dopo “essendo il reato estinto per prescrizione”. Il fascicolo riemerso di recente “dall’armadio della vergogna” aquilano non fornisce elementi molto diversi rispetto a quanto già è noto su come andarono le cose. Di nuovo c’è che inizialmente “La Procura del Re-Imperatore dell’Aquila” era intenzionata a indagare a fondo.
COSA DICE
IL RAPPORTO
Il rapporto dei carabinieri di Assergi è datato 19 settembre 1943, sette giorni dopo i fatti. Il comandante Caruso alla fine del rapporto scrive una frase sibillina “non fu possibile (della morte di Vitocco, ndr) darne comunicazione alla Signoria vostra poiché le linee di comunicazione erano state completamente tagliate”. Sembra quasi una giustificazione che si spiega con la nota della Procura del 16 settembre 1943 che ha per oggetto “Richiesta rapporto sulla morte di Vitocco Pasquale”. Non viene citato il carabiniere Giovanni Natale. “Pregasi”, si legge nel documento, “trasmettere con sollecitudine un rapporto sulle modalità della morte della persona in oggetto”. Nel rapporto di Caruso è allegato, però, anche il certificato del medico condotto di Assergi, Ascanio Moscardi, relativo al decesso di Giovanni Natale nel quale si afferma che il carabiniere “è morto a causa di un colpo di arma da fuoco” che l’avrebbe colpito al petto. Il certificato di morte con allegata relazione sull’esame cadaverico (non si trattò di una vera e propria autopsia) di Pasquale Vitocco – che si rintraccia nel fascicolo chiuso definitivamente nel 1951 – fu redatto dai medici del San Salvatore, in particolare dal dottor Mario Sulli, su ordine del sostituto procuratore dottor Mario Fioravanti. Il cadavere fu identificato da due compaesani di Vitocco, Carmine e Daniele Mosca, il primo forestale come Vitocco. Questa procedura (e in particolare la dettagliata analisi cadaverica) dimostra che la Procura non aveva affatto sottovalutato l’omicidio dei due uomini delle forze dell’ordine.
COLPITO
ALLE SPALLE
Nel caso di Vitocco l’esame medico (datato 14 settembre 1943) si sofferma parecchio sul foro di entrata e di uscita del colpo di arma da fuoco e stabilisce che il forestale fu colpito alle spalle il che significa due cose: che si stava allontanando e che, soprattutto, non aveva nessuna intenzione di offendere. Un omicidio quindi “gratuito” che non c’entrava nulla con l’azione di guerra. Da questo punto il fascicolo sulla morte di Vitocco e Natale si inabissa e di fatto sparisce. Riemerge quasi sette anni dopo quando la Procura, non più del Re-Imperatore, ma della Repubblica, chiede alla “Legione territoriale dei carabinieri di Chieti, stazione di Assergi” se ci sono state ulteriori indagini a proposito dell’avvenimento tragico di sette anni prima. La richiesta è del 6 maggio, la risposta è rapidissima e porta infatti la data dell’8 maggio protocollata negli uffici della Procura il 10 maggio 1950. Questa è la risposta a firma del comandante della stazione di Assergi, Attilio Pizzorulli: “Le indagini fino a ora esperite sulla morte di Giovanni Natale e Pasquale Vitocco hanno dato esito negativo in quanto non è stato possibile individuare i nominativi dei militari tedeschi uccisori dato che il reparto a cui appartenevano non rimase di stanza nella giurisdizione di questo comando”.
UNA VERITÀ
E UNA BUGIA
Il maresciallo Pizzorulli scriveva una verità e una bugia. La verità è che non si poteva chiedere a lui di fare un’indagine che, a quel punto, doveva coinvolgere anche la Germania e, quindi, delicati equilibri diplomatici e la bugia è che i reparti che agirono ad Assergi e i loro comandanti (anche per il rilievo che la liberazione di Mussolini ebbe in Germania con premi, onori e incarichi prestigiosi ai protagonisti dell’azione) sono ben noti e lo erano naturalmente già da allora. Chi volesse conoscere nomi e reparti può andare a leggerli sulla già citata scheda, sull'episodio di Assergi, dell’Atlante delle stragi naziste.
«NON DOVERSI
PROCEDERE»
Dal maggio 1950 passano più di nove mesi quando il 29 febbraio 1951 la Procura generale chiede alla sezione istruttoria di “disporre la chiusura dell’istruzione e dichiarare non doversi procedere per essere ignoti gli autori del reato”. Nella richiesta si sottolinea, comunque, “che all’esito dell’istruttoria risulta sussistere il denunziato delitto” rubricato come omicidio volontario. Almeno il fatto e il reato vengono confermati. Il 20 maggio 1951 la Corte di Appello presieduta dal dottor Abele Colangelo “su conforme richiesta della sezione istruttoria dichiara non doversi procedere per essere rimasti ignoti gli autori”. Viene così sepolta nella polvere della storia la morte di Giovanni Natale e Pasquale Vitocco.
L’ARMADIO
DELLA VERGOGNA
Ci sono voluti decenni, storici testardi (fra cui Walter Cavalieri e Marco Patricelli) per raccontare e ricordare il sacrificio del carabiniere e del forestale. E c’è voluto il terremoto del 2009 per far uscire “dall’armadio della vergogna” aquilano una vicenda di giustizia negata perché la verità, in realtà, non è stata mai cercata. Interessi superiori hanno prevalso su tutto. Quando sarà possibile visionare il faldone con la ventina di fascicoli sui crimini nazisti nella zona dell’Aquila (fra poco più di 8 mesi) molti pezzi di storia di quelle vicende andranno, almeno in parte, riscritti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

