Natalia Nurzia si racconta: «Mai pensato di mollare»
L’imprenditrice riaprì lo storico bar in piazza Duomo l’8 dicembre del 2009 «Non potrei vivere altrove, sono certa che la città rinascerà più bella di prima»
L’AQUILA. L’innato spirito imprenditoriale, eredità di famiglia, si fonde sapientemente con l’amore viscerale per la sua terra. Quella città rasa al suolo il 6 aprile 2009, che Natalia Nurzia, titolare dell’omonimo storico bar in piazza Duomo, osserva con occhi amorevoli. Accarezza con lo sguardo gli antichi palazzi imprigionati tra scheletri di ferro, i vicoli stretti che un tempo pullulavano di gente dove oggi cresce alta la “ramaccia”, segno evidente di abbandono. E le gru che svettano sui tetti, nel cuore del centro storico. Ma lei non si arrende alla forza violenta della natura. Lo ha dimostrato l’8 dicembre 2009 quando, paladina dell’aquilanità, ha riaperto il suo locale. Fuori migliaia di aquilani in festa.
Natalia, a poco più di sei mesi dal terremoto, hai scelto coraggiosamente di ripartire con la tua attività in un centro storico deserto. Perchè? «Fortunatamente, il locale non aveva avuto grandi danni. E questo ci ha permesso di non dover fare la dolorosa scelta di trasferirci in periferia, come è toccato a molti. Ma ha giocato molto anche il richiamo della mia città, di quel centro storico dove sono cresciuta e ho vissuto. Alzare la saracinesca del bar l’8 dicembre, con il grande albero di Natale in piazza, e con la sola compagnia del tendone allestito dalla Protezione civile e dai vigili del fuoco, è stata un’emozione che non dimenticherò mai. Fuori c’erano migliaia di aquilani che volevano condividere con noi la gioia di poter avere, di nuovo, un punto di ritrovo dove incontrarsi e scambiare due chiacchiere».
Un locale storico, il bar Nurzia, inaugurato nel 1910, che ha visto passare intere generazioni. Oggi qual è il tuo sogno?
«Che mia figlia Maria, un anno e mezzo appena, continui l’attività di famiglia. Lei incarna la settima generazione dei Fratelli Nurzia: mi piacerebbe che coltivasse la grande passione che anima il mio operato e che mi spinge a voler continuare, con spirito di sacrificio e temerarietà, questa avventura. Amo L’Aquila e gli aquilani. Non potrei mai vivere altrove».
A oltre sei anni e mezzo dal sisma come vede il centro storico, vivendolo ogni giorno? «La sera, fino a tarda notte, c’è molta vita. Una sorta di normalità riacquistata, ma il giorno il panorama cambia completamente. I pochi temerari che, come me, hanno riaperto bottega devono fare i conti con la mancanza di “movimento”: non ci sono uffici, manca uno sportello postale, la vigilanza è scarsa. Certezze, sulla vera rinascita del cuore della città, non ce ne sono, ma è su questo che dobbiamo continuare a battere. Tornare a vivere in centro non sarà facile, anche quando i primi palazzi saranno ristrutturati».
Eppure molti commercianti stanno pensando, come lei, di riaprire le vecchie botteghe nella parte storica.
«L’Aquila rinascerà più bella di prima, ne sono certa. L’impegno e la ferrea volontà di tanti aquilani, che hanno scelto di non abbandonare questa città, di impegnarsi in prima persona nella rinascita, ne è la testimonianza più grande. Una bella scommessa, che siamo pronti a raccogliere. Gli aquilani non si arrendono. Lo hanno già dimostrato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

