Navelli e l’internato Noè Stefano

Medaglia ai familiari di Cantalini, ex dipendente comunale deportato in Germania
NAVELLI. «Una cerimonia intensa, in grado di rendere onore alla storia del nostro comune e dare un riconoscimento alla memoria delle persone coinvolte».
Queste le parole del sindaco di Navelli, Paolo Federico, intervenuto a margine della celebrazione per la consegna della medaglia d’onore al concittadino Noè Stefano Cantalini, internato nei campi nazisti il 9 settembre 1943.
La cerimonia si è tenuta due giorni fa in prefettura. Il prefetto Cinzia Teresa Torraco ha consegnato la medaglia d’onore nelle mani di Giuseppe Cantalini, figlio di Noè Stefano.
«Siamo grati», ha aggiunto il primo cittadino di Navelli, «a quanti hanno collaborato affinché questa storia venisse alla luce, alle istituzioni che hanno voluto il riconoscimento e ai familiari, al figlio e alla moglie signora Lina, toccati dalla vicenda del loro congiunto. Tutti noi, ora, abbiamo un motivo in più per mantenere viva la memoria, ricordare il dramma della guerra, dell’Olocausto e impegnarci per fare in modo che la barbarie non ritorni mai più».
Classe 1918, Noè Stefano Cantalini ha lavorato per 38 anni nel Comune di Navelli con compiti di messo e guardia ed è deceduto il 24 gennaio del 2000. Durante la Seconda Guerra Mondiale viene arruolato come soldato nel 1939 e inquadrato nel 33° reggimento fanteria “Livorno”.
Nel marzo del 1941 viene assegnato al 44° reggimento fanteria “Forlì”, combatte sul fronte greco-albanese fino al 9 settembre 1943, quando viene fatto prigioniero dalle truppe tedesche per essere poi deportato in Germania.
Viene trasferito prima nel campo di smistamento di Allendorf e successivamente nel campo di prigionia di Bitterfeld. Lavora in uno stabilimento chimico della “I.G. Farbenindustrie” fino al 23 aprile del 1945. Liberato, resta a disposizione delle forze armate alleate fino a maggio dello stesso anno. Riesce a tornare a casa, presentandosi al Distretto Militare dell’Aquila il 25 luglio 1945.
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