Navelli, il borgo più bellosospeso tra rilancioe servizi da sistemare

15 Marzo 2011

Al mercato tra gli umori della gente: c'è tanto da fare. Nasce un comitato per il centro storico "abbandonato"

NAVELLI. «Qui l'unico edificio da abbattere è il Municipio». Non lo dice un oppositore ma il consigliere provinciale ed ex sindaco Paolo Federico. A Navelli, lunedì, è giorno di mercato. Piazza San Pelino è tutta un viavai di gente che si destreggia tra primule, porchetta e cassette di arance. Il paese, da qui, sembra risparmiato dai danni peggiori. Ma il borgo antico appare semideserto.

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L'altra faccia del terremoto. Il paese «basso» ha ripreso la sua vita normale. Su ogni lampione c'è un tricolore. Un'idea del sindaco Di Iorio per evitare che la festa per l'anniversario dell'Unità d'Italia passasse inosservata. «Faremo un incontro con gli alunni e regaleremo la costituzione distribuita con il Centro». Qui, in uno dei borghi dell'esclusivo club dei più belli d'Italia (il sodalizio donerà 140mila euro per finanziare un progetto) hanno messo anche il wi-fi, che permette di avere informazioni sul cellulare quando ci si trova di fronte a un monumento o a un palazzo storico. Tecnologia al servizio del turismo. Ma se non circola gente, diventa dura anche per la tecnologia più avanzata. Col terremoto il calo di presenze si è comunque avvertito.

Tra le buone notizie c'è quella della chiesa del tratturo, che piacque tanto a Vittorio Sgarbi. L'edificio sacro sarà presto restaurato. Per Santa Maria delle Grazie, ora lambita da una delle rotonde frutto dell'ampliamento della statale 17, sono in arrivo i fondi stanziati dall'8 per mille. Il problema, per i cittadini, non è solo questo. In piazza, alla redazione mobile del Centro, vengono segnalati alcuni disagi relativi al «cattivo funzionamento» del sistema fognario nella zona a ridosso dei moduli abitativi provvisori. «Abbiamo avvisato anche la Forestale». Il Comune annota. Ma fa anche notare che, dal terremoto, la struttura lavora con tre dipendenti, ragioneria, ufficio tecnico part-time e anagrafe e tributi più il vigile urbano. Ci sono anche i due cococo impiegati nel settore ricostruzione. «Qualcosa in più si dovrebbe fare per le piccole attività», dice il sindaco Di Iorio. «I negozietti che nonostante tutte le difficoltà sono rimasti aperti vanno sostenuti in ogni modo perché svolgono un servizio sociale». E mentre si parla di imprenditori che non si sono mai fermati dopo il terremoto arriva in piazza Alfonso Papaoli che, con la sua azienda agricola, porta in giro in Italia e all'estero ceci, zafferano e altri prodotti tipici.

Lassù, nel borgo, c'è un gruppo di «resistenti». Hanno rinunciato a un posto nei Map e si sono adattati in sistemazioni di fortuna. Nel borgo è nato un comitato per il centro storico di cui è promotore Gaetano Cantalini, consigliere comunale di opposizione. «Fare bene e subito», si legge in un volantino. «Ora che la ricostruzione leggera è pressoché conclusa, che gli aggregati edilizi al di fuori delle perimetrazioni dei centri storici sono stati pubblicati, ora è tempo di occuparsi del centro storico perché siamo già in notevole ritardo». Di questo si è parlato in un'assemblea, la terza dopo il sisma, di un gruppo di cittadini che «vogliono partecipare attivamente e democraticamente al processo di ricostruzione e che pretendono che si faccia presto e bene altrimenti il tempo e l'abbandono faranno il resto».

Ne è convinta Filomena Santucci, che vive nel borgo antico, così come il padre Sinibaldo che coi suoi 90 anni non ha voluto spostarsi nei moduli abitativi provvisori che pure erano stati messi a disposizione. Come a voler presidiare quelle pietre sempre esposte al sole e rimaste in piedi. «Bisogna pensare pure al borgo, per il quale non ci sono certezze». Piazza Piccioli è deserta. Il palazzo che porta lo stesso nome è ugualmente inagibile, tanto che è stato classificato E. Del negozietto di alimentari costretto a chiudere perché il locale è inagibile resta soltanto la tenda antimosche a strisce bianche e azzurre spazzata dal vento della Piana.

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