Negozi aperti nel giorno del lutto Biondi: mai esistito alcun obbligo

29 Marzo 2021

Il primo cittadino replica così all’amarezza espressa da parte dei familiari delle vittime del terremoto «Previste bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici e l’invito ai commercianti a sospendere l’attività»

L’AQUILA. Bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici e proclamazione del lutto cittadino. Il Comune dell’Aquila ricorderà così le 309 vittime del terremoto del 2009. Ad assicurarlo è il primo cittadino, Pierluigi Biondi, all’indomani dei malumori determinati dalla decisione dell’ente di non prevedere l’obbligo di chiusura delle attività per il prossimo 6 aprile. Una decisione che accoglie la richiesta delle associazioni di commercianti, che nei giorni scorsi hanno incontrato in videoconferenza il vicesindaco Raffaele Daniele, e tiene in considerazione la particolare situazione legata all’emergenza sanitaria da Covid-19. La scelta non è piaciuta ai familiari delle vittime, né alla minoranza in consiglio comunale, ma il sindaco smorza i toni e chiarisce: «Quest’anno, così come negli anni scorsi, sarà emanata un’ordinanza con cui verrà proclamato il lutto cittadino il 6 aprile, con tutto ciò che ne consegue come, per esempio, le bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici. Come accaduto in passato non vi sarà alcun obbligo di chiusura per gli esercizi commerciali, ma un invito a sospendere l’attività lavorativa, compatibilmente con la particolare condizione in cui ci troviamo».
I PRECEDENTI. Se nei primi anni dopo il sisma, infatti, per i negozi c’è stato un vero e proprio stop all’apertura, da qualche anno questo è di fatto decaduto, sostituito da un semplice invito a mantenere le serrande abbassate. Quest’anno la particolare situazione economica creata dall’emergenza sanitaria ha portato i commercianti a richiedere la possibilità di restare aperti anche nel giorno del lutto, ma non mancherà certo chi deciderà per la chiusura almeno di qualche ora. In ogni caso tutti gli esercizi dovranno esporre un cartello, concordato con il Comune, con un messaggio in ricordo di quanto accaduto. Misure senz’altro meno stringenti rispetto ai primi anni dopo il terremoto, che hanno portato ad amare considerazioni i parenti di chi quella notte ha perso la vita. «La città è sempre più distante da quanto accaduto il 6 aprile 2009, dalle vittime e da noi familiari sopravvissuti», ha commentato Massimo Cinque, medico aquilano che nel terremoto ha perso la moglie Daniela e i figli Davide e Matteo. Neanche quest’anno ci sarà la fiaccolata, nella notte tra il 5 e il 6 aprile, che fino a due anni fa ha riempito le strade del centro. Dallo scorso anno, infatti, il coronavirus ha causato la sospensione della manifestazione che ha fatto contare fino a 15mila presenze. Anche per questo Antonietta Centofanti, zia di Davide, uno degli otto ragazzi scomparsi tra le macerie della Casa dello studente di via XX Settembre e portavoce del Comitato familiari delle vittime del sisma, si augura che in molti raccolgano l’invito del Comune a non alzare le saracinesche, magari solo per qualche ora, in segno di lutto: «Sarebbe un importante gesto di vicinanza».
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