Nel degrado l’ex “fiore all’occhiello” della città
AVEZZANO. Con la chiusura, pare definitiva, del “chioschetto” del piazzale della stazione ferroviaria se ne è andata un’altra testimonianza storica dell’Avezzano degli anni ruggenti, quella...
AVEZZANO. Con la chiusura, pare definitiva, del “chioschetto” del piazzale della stazione ferroviaria se ne è andata un’altra testimonianza storica dell’Avezzano degli anni ruggenti, quella ricostruita due volte: dopo il terremoto del 1915 e dopo i bombardamenti del 1944. In questi giorni, il quartiere della stazione è stato più volte al centro dell’attenzione da parte dei cittadini residenti, che hanno lamentato criticità determinate dalla presenza di persone senza fissa dimora con ripercussioni di carattere igienico e socio-ambientale. Negli anni Sessanta e sino agli anni Ottanta, il quartiere veniva identificato come la porta d’ingresso, il cuore pulsante della città, una specie di “isola felice”, perché era il luogo in cui si concentravano quasi tutte le attività commerciali, turistiche e produttive più significative del comprensorio. In particolare la zona dei “giardinetti” di fronte alla stazione era meta preferita (o meglio obbligata) di turisti, di studenti, di pendolari, di coppiette, di comitive e pellegrini che si recavano nei santuari circostanti e, infine, di commessi viaggiatori, che oltre al treno della linea Roma-Pescara, utilizzavano le “corriere“ che partivano e arrivavano da Pescasseroli (ditta Saltarelli & Vitale), Cicolano (ditta Cicolana), Valle Roveto (Forletta & Pulsinelli), Roma (ditta fratelli Micangeli), L’Aquila (ditta Pacilli), Lecce nei Marsi (Terra & Caputi), Villavallelonga (Vincenzo Micangeli), Cese (Cosimati), Tagliacozzo (Enea Liberati), Celano (ditta Contestabile), oltre alla presenza di quattro o cinque taxi e di tre carrozzelle con cavallo (meglio conosciute come “botticelle”) per il servizio interno alla città. Queste ultime vennero in seguito “scalzate” dai “pulmini” della Coma, poi a loro volta sostituite dai mezzi della Scav, che tutt’oggi svolgono il servizio urbano esteso anche alle frazioni. Attorno alla stazione si svolgeva ogni tipo di attività commerciali e artigianali: c’erano gli alberghi Italia e Nazionale, i ristoranti Aquila, Florida, Umberto, a duecento metri vi era il cinema Impero e poco distante la clinica privata Santa Maria. Ebbene, la scomparsa di tantissime di queste attività, evidentemente, ha contribuito al processo di involuzione del quartiere. Vanno, tuttavia, considerati gli effetti negativi determinati dalla crisi economica, il disagio sociale di tantissime persone, molte delle quali si sono riversate ad Avezzano dai centri vicini, scegliendo come “dimora” il quartiere della stazione. Il fenomeno (negativo) ha innescato qualche problema di accoglienza, addirittura di convivenza da parte dei cittadini residenti. Ma è questo il prezzo che deve pagare Avezzano per la sua indole di città aperta e ospitale, tollerante e senza pregiudizi, fin troppo al passo con i tempi? Ai posteri l’ardua sentenza.
Eliseo Palmieri
giornalista

