Nel Gran Sasso si studia la materia delle stelle

Nuovo acceleratore di particelle nei Laboratori di fisica. Il responsabile: «Qui ricerche uniche al mondo»
L’AQUILA. Sotto al Gran Sasso, un nuovo progetto per studiare la fusione nucleare che avviene dentro le stelle. Grazie al “Bellotti Ion Beam Facility, il nuovo strumento dei laboratori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare Infn. Dotato di un acceleratore di particelle da 3,5 megavolt, è stato inaugurato a ottobre dal direttore dei Laboratori Ezio Previtali e dal Comitato di valutazione del management dell’Infn. La struttura prende nome da Enrico Bellotti, primo direttore dei laboratori e primo scienziato al mondo ad accogliere la proposta di posizionare un acceleratore di particelle dedicato all’astrofisica nucleare in un laboratorio sotterraneo. Più nello specifico, si trattava di Luna 50kv, un piccolo acceleratore di particelle da 50 kilovolt, installato nei laboratori della galleria del Gran Sasso dal 1991 al 2002. Bellotti Ibf è finanziata dal ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca per 5,3 milioni di euro, e in parte dall’Infn.
«L’obiettivo è quello di scoprire quali sono gli elementi prodotti durante la vita delle stelle, attraverso i processi di fusione nucleare. Così possiamo capire di cosa è fatto l’universo, e di cosa siamo fatti noi», dice Matthias Junker, responsabile del servizio Acceleratori dei Laboratori, tra i principali supervisori della Bellotti Ibf. «L’infrastruttura è composta dall’acceleratore», spiega Junker, «alla fine del quale è posto un magnete con cui possiamo dirigere il fascio di ioni verso i due rilevatori di particelle, rispettivamente uno a destra e a sinistra. Su ognuno dei due rilevatori sta lavorando un gruppo di dottorandi e ricercatori».
«Le nostre opportunità di ricerca sono uniche al mondo, proprio perché ci troviamo sotto il Gran Sasso», continua Junker. «Sono arrivato all’Aquila nel 1992, quando gli studi con l’acceleratore di particelle nella galleria del Gran Sasso erano appena cominciati. Ero solo un dottorando, qui grazie a una borsa di studio internazionale, e già l’astrofisica che si studiava nei Laboratori era d’avanguardia, grazie alla visione e alla lungimiranza dei miei colleghi». La Bellotti Ibf permette di condurre ricerca nell’astrofisica nucleare e nelle scienze applicate. Il bando per l’utilizzo del fascio di ioni prodotti dal macchinario, appena aperto dai Laboratori, ha già ricevuto numerose applicazioni. Progettazione e cooperazione internazionale sono i motori economici e sociali dei Laboratori.
E poi c’è la Nuova officina Assergi. Si tratta della cosiddetta “camera pulita”, ovvero un laboratorio di precisione per componenti chimiche, elettroniche e meccaniche, di 200 mq appena costruita nella sede esterna dei Laboratori. «Ora la stiamo utilizzando per un progetto di ricerca sulle interazioni della materia oscura», anticipa Junker, «ma tra circa 18 mesi anche aziende esterne potranno farne richiesta». Ad ogni modo, «in galleria lavoriamo con i tecnici e le ditte locali», sottolinea Junker, «per l’assemblaggio delle infrastrutture che utilizziamo».
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