Nel Pd si accende lo scontro per il rinnovamento

L’asse Pezzopane-Cialente-Lolli si presenta rafforzato alla vigilia delle elezioni Ma nella base Dem cresce il malumore degli esclusi. E a destra D’Eramo spera
L’AQUILA. La triade è viva e lotta insieme a noi. «Anzi, a loro», come dicono i malpancisti a liste ormai chiuse. Le candidature del centrosinistra hanno rafforzato l’asse Cialente-Pezzopane-Lolli che da un trentennio almeno è sulla breccia. «Neppure sotto la segreteria nazionale del rottamatore per eccellenza c’è stato il ricambio generazionale», commenta sottovoce uno degli esclusi, che mantiene l’anonimato per timore di ritorsioni.
CAPOLAVORO. Tatticamente parlando, le candidature di Pezzopane e Cialente, e la reggenza di Lolli alla Regione in attesa che si voti anche lì – tutti pezzi da novanta di un Pd aquilano che ha archiviato in fretta la débacle delle Comunali a beneficio della destra – sono da considerarsi un capolavoro politico. Cialente, cuperliano, apparso defilato e fuori dai giochi persino al congresso comunale che ha incoronato il giovane Stefano Albano segretario, deve aver fiutato l’aria in tempo e si è spostato, nell’ultimo anno, verso l’asse D’Alfonso-Lotti-Renzi. Quindi è entrato nella lista di nomi del “pacchetto Abruzzo” con D’Alessandro, Pezzopane, Panei, dalfonsiani di ferro. E ha superato il capocorrente. Cuperlo fuori, Cialente dentro. E ora ha avviato la caccia ad almeno 20mila voti.
I GIOVANI. La giovane classe dirigente del Pd, a parte i richiami inascoltati della mozione Orlando e una riunione convocata in tutta fretta a giochi ormai compiuti, appare come la vera sconfitta della girandola delle candidature. Americo Di Benedetto, renziano della prima ora, e i suoi fedelissimi sono infuriati. I giovani Pd, che bocciarono Lolli come candidato sindaco, ma che ora può riproporsi per le Regionali, sono costretti a rinviare l’annunciato rinnovamento. Giuseppe Di Pangrazio fa il pompiere: «Le candidature non siano terreno di scontro, il Pd vince se riesce a fare squadra». In mezzo c’è un elettorato disorientato. Se Cialente è convinto di recuperare pezzi dell’ex giunta e fuoriusciti vari, non si esclude, in città, un travaso di consensi verso Liberi e uguali che schiera Fabio Ranieri, Guido Iapadre (Senato); Luigi Fabiani e Gamal Bouchaib (Camera). Saranno essenzialmente loro a intercettare il voto di protesta area Pd. A sinistra marca le distanze anche Potere al popolo.
COMUNE, VIGILIA DI TENSIONE.
Le candidature non porteranno, per ora, dimissioni in Comune. Ma riposizionamenti sì. A partire dagli oppositori Di Benedetto, Albano e Palumbo. A destra, ha qualche chance in più di farcela Luigi D’Eramo, che dall’incrocio tra candidati schierati in più collegi potrebbe trarre beneficio. A quel punto lascerebbe il posto in giunta. In Comune, alla vigilia di una girandola di dirigenti, funzionari e posizioni organizzative da assegnare (quindi soldi in più), c’è una certa tensione. Alcuni uffici hanno perso dirigenti e funzionari e sono quasi dimezzati. Se a questo si aggiunge che il vicesindaco Guido Quintino Liris e due assessori come D’Eramo e Carla Mannetti sono in campagna elettorale, il quadro è completo. In tutto questo, il sindaco Pierluigi Biondi ha protestato coi vertici nazionali della coalizione per la candidatura «offensiva e irricevibile» di Antonio Martino sull’Aquila. Ma il suo stesso partito, Fratelli d’Italia, agli aquilani ha riservato due secondi posti.
REGIONALI, SECONDO ROUND. Comunque vada, alle Regionali lo scenario è destinato a ripetersi. Tutti i contendenti, e altri, si ritroveranno contro: Liris, De Matteis, Imprudente, Masciocco, Pietrucci. Una battaglia all’ultimo voto. E, prima ancora, con un eventuale esecutivo di larghe intese, caccia ai posti di sottogoverno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

