Nella Marsica 50mila case sfitte Di Renzo: molti borghi in declino

15 Aprile 2023

Ad Avezzano quasi 6.000 abitazioni vuote. In provincia dell’Aquila sono il 55%, record in Abruzzo La maglia nera dei comuni marsicani va a Cappadocia, dove il 90% degli edifici è chiuso tutto l’anno

AVEZZANO. Nella Marsica ci sono 48.322 abitazioni chiuse o aperte solo per qualche settimana l’anno. Una grande fetta del patrimonio immobiliare che, in base ai dati dell’Istat del 2019, non viene utilizzato.
I DATI
I paesi dell’Abruzzo interno sono sempre più vuoti. Nella regione il 41,11% delle abitazioni sono chiuse e questo ha fatto guadagnare all’Abruzzo il quarto posto della classifica nazionale sull’andamento del patrimonio immobiliare. La provincia con il tasso maggiore di abitazioni vuote - il 55,09% - è quella dell’Aquila che è anche al terzo posto della graduatoria nazionale per le abitazioni non occupate quotidianamente. Il comune dove la percentuale di case aperte supera quella delle abitazioni chiuse è Avezzano - su un totale di 22.218 abitazioni il 75,38%, 16.747, sono abitate, mentre il 24,62%, 5.471 sono vuote nella maggior parte dell’anno. Il comune invece dove la situazione è opposta è Cappadocia, dove su 3.589 case censite soltanto il 9,09%, 359, è aperto, mentre il 90,91%, 3.263, è chiuso.
MAGLIA NERA
Se Avezzano, come anche Celano e Luco dei Marsi, hanno la maggior parte degli edifici è abitato quotidianamente, tanti sono invece i comuni marsicani in cui su intere strade le luci delle case sono tutte spente. Si tratta perlopiù dei paesi dove si è sentito maggiormente il peso della migrazione, ma anche di quelli a vocazione turistica. Cappadocia è un esempio, vista la località di Camporotondo dove ci sono intere palazzine usate solo un paio di settimane l’anno dai fuori sede, ma ci sono anche Tagliacozzo, dove su 9.249 solo 2.946 vengono occupate stabilmente mentre le altre 6.303 sono chiuse o aperte solo alcuni mesi, e Ovindoli che conta 4.040 case e in 3.410 in cui non ci abita nessuno in maniera stabile. Stessa cosa accade per i comuni a ridosso del parco nazionale d’Abruzzo come Bisegna che, su un totale di 569 abitazioni ne ha aperte solo 131, mentre 438 sono chiuse quasi sempre. A Ortona dei Marsi, 1.056 case sono chiuse e appena 269 restano aperte.
IL COMMENTO
Per l’antropologo Ernesto Di Renzo «contrariamente a quanto gli esponenti della sociologia rurale teorizzavano agli inizi del terzo millennio, la rivincita delle campagne non si è mai concretizzata destinando i borghi a un lento e costante declino a cui non sembra si sia in grado di porre rimedi efficaci. Un declino di cui sia il capitale abitativo e sia il capitale umano ci stanno presentando il pesante saldo negativo». Secondo Di Renzo «benché l’esperienza del lockdown abbia momentaneamente riacceso le speranze che il mondo rurale e periferico potesse tornare a fungere da fattore attrattivo, di fatto l’inversione demografica non ha mai dato numeri conformi alle aspettative attese, talmente ampio è il divario tecnologico, lavorativo e relazionale tra centro e periferia e tra città e borgo».
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