Nella scuola dei bimbi scappati dalla guerra: «Grati per tutta la vita»

A Cerchio e Aielli ne sono rimasti 15. Parla una delle insegnanti Il sindaco Tedeschi: l’accoglienza è un’opportunità per il paese
CERCHIO. A scuola disegnano, studiano, partecipano a progetti di integrazione e socialità. Sorridono, soprattutto. A Cerchio e Aielli hanno trovato l’amore sconfinato della popolazione dopo giorni bui. Sono i bambini che i due comuni marsicani hanno accolto un anno fa, dopo la grande fuga dalle bombe innescata dall’invasione dell’Ucraina da parte dei russi. Hanno dovuto abbandonare le loro case, staccarsi dai loro padri partiti per il fronte, lasciare gli studi e partire, in compagnia delle loro madri. Raccolti al confine con la Slovacchia, con un pullman della Protezione civile, dopo 30 ore di viaggio, la sera del 9 marzo sono arrivati, accompagnati dagli applausi della popolazione, a Cerchio, dove, per iniziativa del sindaco Gianfranco Tedeschi, l’ex edificio scolastico è stato trasformato in Centro di accoglienza. Nei giorni successivi una quindicina di questi bambini, insieme sempre alle madri, è stata accolta da Aielli, dove il sindaco Enzo Di Natale ha messo loro a disposizione una struttura, che avrebbe potuto ospitare fino a 4 nuclei familiari. La permanenza di questi piccoli e delle loro accompagnatrici doveva essere temporanea. Ma tre famiglie, anche se trasferite altrove, hanno fatto di tutto per tornare, due ad Aielli e una a Cerchio. Ora i bambini, in tutto 15, vanno a scuola, dalla materna alla primaria di secondo grado, mentre le madri hanno un lavoro e una casa messa loro a disposizione dai due Comuni. I piccoli, che dopo il loro arrivo sono stati seguiti da un pool di pediatri e di psicologi, presieduto dal dottor Domenico Barbati, oggi li si sta aiutando anche a integrarsi. Un ruolo importante in questo senso sta svolgendo l’Istituto onnicomprensivo “Ignazio Silone”, che oltre a Pescina, comprende anche Cerchio, sede della scuola primaria, e Aielli, sede della scuola materna e della media. L’istituto è diretto da Maria Gigli, che aveva preso subito a cuore il problema. Infatti, appena arrivati, due bambini erano stati inseriti nella scuola. Da settembre la frequentano tutti. «Abbiamo puntato molto sull’inclusione», spiega Domiziana Mazzocchetti, collaboratrice della dirigente, che insegna alla primaria di Cerchio, «i bambini vengono a scuola volentieri, comunicano e capiscono tutto, anche se ancora non parlano bene l’italiano. Il lavoro di gruppo li aiuta non solo a socializzare ma anche a imparare la nostra lingua. Siamo molto soddisfatti dei progressi fatti in così poco tempo da questi piccoli nostri ospiti». «Siamo stati fortunati», commenta Svetlana Hut, una delle tre madri che vive e lavora con regolare contratto a Cerchio. «Qualche mese dopo il nostro arrivo, insieme ai miei tre bambini, mi hanno trasferita a Cerignola, in Puglia. Dopo due giorni siamo scappati e tornati a Cerchio. Ci mancava la generosità e l’affetto di questa gente, cui sarò grata per tutta la vita». Svetlana, 39 anni, parla molto bene l’italiano. Da piccola i genitori, per non esporla alle radiazioni della centrale nucleare di Chernobyl, l’avevano affidata a una famiglia di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Vi è rimasta per quasi 10 anni. Tornata a Kiev si è laureata in Lingue e si è messa a insegnare. Il marito è un militare di professione. «La guerra», dice Svetlana, «mi ha riportato di nuovo in Italia. Era destino. Amo questo Paese e conto di rimanerci per sempre, anche quando la guerra sarà finita». Parole che non possono non far piacere al sindaco di Cerchio. «L’accoglienza di questi ospiti», ribadisce Tedeschi, «può diventare un’opportunità di sviluppo e di crescita economica di un territorio che si va sempre più spopolando».
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