Neo mamme in trasferta Meglio Pescara o Capua
Nel 2014 sono stati 436 i parti nei Comuni del Centro Abruzzo e dell’Alto Sangro ma molte donne hanno scelto altri ospedali anche lontano dall’Abruzzo
SULMONA. Nel 2014 sono stati 436 i bambini nati da donne residenti nel territorio peligno-alto sangrino. Ma di questi soltanto 226 sono nati nell'ospedale di Sulmona. Un dato che ha decretato la chiusura del punto nascita cittadino, triste epilogo di un fenomeno, in atto da tempo, caratterizzato dalla scelta della maggior parte delle puerpere di partorire altrove. Nel 2013 i bambini nati sul territorio sono stati 475. Se, lo scorso anno, tutte le 436 mamme avessero scelto di partorire a Sulmona forse il punto nascita non sarebbe stato cancellato dalla fredda logica dei numeri.
Il ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin, non ha escluso deroghe alla chiusura ma in presenza di un numero di parti poco inferiore alla soglia dei 500 e con i parametri di sicurezza necessari. E 436 sarebbe stato poco inferiore a 500, ma con 226 nascite le cose cambiano. Ma dove sono nati gli altri 210 bambini che mancano all'appello al punto nascita di Sulmona?
Soltanto una minima parte, in 13, ha visto la luce nell'ospedale dell'Aquila, struttura in cui dovrebbero essere dirottate le mamme del territorio peligno-alto sangrino. La particolarità è che molte donne hanno deciso di partorire fuori regione. Delle 52 mamme di Castel di Sangro, soltanto in 8 hanno deciso di partorire a Sulmona, le altre sono andate negli ospedali di Capua (Caserta), Isernia e Napoli. A Pratola, su 58 mamme, in 32 hanno partorito nel vicinissimo ospedale di Sulmona, le altre hanno scelto Pescara, Avezzano e addirittura Roma. In città, su 165 neonati nel 2014, solo 116 sono venuti al mondo nel punto nascita locale. Simbolico il dato di Vittorito: dove su 7 bambini nessuno è nato a Sulmona. Stesso discorso per Pescasseroli dove 14 mamme hanno partorito nel più vicino ospedale di Avezzano (in 9) ma anche a Roma, Capua e Napoli. A Scanno, su 16 nuovi nati, la maggior parte ha visto la luce nell'ospedale del capoluogo marsicano. «I presupposti perché il punto nascita di Sulmona abbia il diritto a non essere soppresso», afferma Luciano Fagagnini, medico e responsabile sanità del Psi di Sulmona, «sembrano ampiamente sufficienti. Tuttavia, la situazione reale è diversa e purtroppo molto grave. L'analisi dei flussi delle partorienti vede la metà delle donne rivolgersi a strutture ospedaliere diverse da quella naturale di Sulmona. Per salvare il punto nascita è prioritario e essenziale recuperare le partorienti “migranti”, recuperando in loro la fiducia nella struttura di Sulmona, attraverso un immediato processo riorganizzativo che comporti insieme adeguamenti strutturali in termini di logistica e di attrezzature».
Chiara Buccini
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