«Neurochirurgia va riaperta»

17 Dicembre 2016

Il sindaco Di Pangrazio: se dovesse succedere qualcosa saremmo di fronte a un’omissione e a una grave violazione

AVEZZANO. Un patto per la sanità tra i sindaci di Avezzano, L’Aquila, Castel di Sangro e Sulmona. È stato siglato ieri mattina alla presenza del direttore generale della Asl, Rinaldo Tordera, nel corso del comitato ristretto dei sindaci che si è tenuto a Castel di Sangro, dai primi cittadini dei principali Comuni dell’entroterra per fare un corpo unico in un territorio definito «difficile» a causa della conformazione geografica e demografica.

Al centro della discussione la vicenda del reparto di Neurochirurgia dell’ospedale di Avezzano, divenuto negli ultimi tempi l’argomento sanitario più discusso in assoluto, soprattutto dopo l’approvazione in consiglio regionale, da parte di maggioranza e opposizione, di una mozione per la riapertura immediata.

Il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, è stato fermo nel ribadire che la chiusura provvisoria doveva finire il 22 agosto, sostenendo che «tenere il reparto chiuso è una vera e propria omissione, una irregolarità».

«Il 22 agosto è passato», ha sottolineato Di Pangrazio, «ora venga riaperto il reparto. Ci troviamo di fronte a una omissione con la responsabilità oggettiva in caso dovesse accadere qualcosa per la mancata presenza dell’unità operativa. Il manager Tordera», ha spiegato il sindaco di Avezzano, «sostiene che si tratta solo di una questione di medici dato che ci sono due neurochirurghi in malattia. Ma questi sono problemi che non giustificano una situazione di irregolarità anche perché il piano strategico 2017-2019 del bilancio pluriennale previsionale prevede il reparto di Neurochirurgia di Avezzano».

Anche sul personale la questione è molto controversa. Secondo il manager ci sarebbero 8 neurochirurghi disponibili, oltre a due in malattia. Secondo i sindacati, invece, in questi mesi il personale medico è stato potenziato arrivando in alcune fasi anche a 11 neurochirurghi, senza parlare dei medici in malattia. Ciò significa che si è arrivati a un eccesso di organico di tre, forse 4 neurochirurghi rispetto alla pianta organica prevista di 7, più il primario.

Il reparto marsicano è chiuso ormai da cinque mesi per un provvedimento molto contestato e da più parti definito illegittimo firmato dal primario dell’Aquila, Renato Galzio e parlava di una sospensione temporanea. Da allora la vicenda si è infuocata a seguito di una forte spaccatura tra chi riteneva che fosse stato messo in atto un provvedimento non legittimo e chi difendeva la scelta del primario Galzio. Quest’ultimo era arrivato anche a rassegnare le proprie dimissioni da primario dell’ospedale dell’Aquila, poi ritirate. Nonostante le polemiche e le prese di posizioni ufficiose e formali del mondo politico, sociale e sindacale, non è cambiato nulla. Non è bastato neanche l’interessamento del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che tramite la direzione del Ministero ha avviato verifiche sulla realizzazione delle reti per accertare che ci sia una garanzia di assistenza per tutti i pazienti marsicani. E neanche la decisione del consiglio regionale, che ha votato all’unanimità una risoluzione sulla questione, ha ancora portato di fatta alla riapertura. La presa di posizione dell’assise regionale era arrivata con un provvedimento del consigliere regionale di Forza Italia, Emilio Iampieri, che ha ottenuto il voto favorevole dell’aula per la risoluzione in merito alla riapertura dell’unità operativa. All’orizzonte, se la situazione non dovesse cambiare, si intravedono ricorsi a Tar ed esposti in Procura.

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