Neurologia depotenziata, parla il primario

26 Marzo 2022

L’AQUILA. Taglio progressivo di posti letto nel reparto Neurologia e Stroke Unit dell’ospedale dell’Aquila. Lo segnala il responsabile del reparto, il professor Carmine Marini. Dopo il 2009, scrive...

L’AQUILA. Taglio progressivo di posti letto nel reparto Neurologia e Stroke Unit dell’ospedale dell’Aquila. Lo segnala il responsabile del reparto, il professor Carmine Marini. Dopo il 2009, scrive il professor Marini, «la Clinica Neurologica ha provato a risalire la china: i ricoveri neurologici sono tornati ad aumentare, arrivando a un tasso di occupazione dei posti letto del 130% con una elevata complessità dei casi curati e con una notevole attrattività, con il 29% dei ricoveri provenienti da fuori Asl o fuori regione; il Centro sclerosi multipla ha aumentato del 400% la sua attività ed è in grado di fornire tutte le prestazioni diagnostiche e terapeutiche più avanzate; è stato ristrutturato il Centro demenze e il Centro cefalee; è stato istituito un centro Parkinson. A fronte di ciò una delibera di giunta regionale che risale al luglio del 2021 ha tagliato la dotazione di posti letto da 13 a 10 e ha soppresso il reparto di Neurofisiopatologia. La direzione Asl ha recepito tale disposizione attribuendo al reparto di Neurologia e Stroke Unit appena 10 posti letto e spazi che comprendono solo 3 stanze di degenza, inadeguati per la conduzione di una Stroke Unit, senza i requisiti strutturali previsti, insufficienti per l’attività clinica della Neurologia, in particolare per la gestione dei pazienti da sottoporre a trattamento del tremore e alla terapia avanzata del Morbo di Parkinson». A nulla sono valse finora – afferma il professor Marini – le sollecitazioni per un cambio di prospettiva. «Al di là delle singole responsabilità», conclude Marini, «la vicenda dimostra in modo ineccepibile come disastri epocali, nel nostro caso il sisma del 2009, finiscono per avere conseguenze inarrestabili che vanno ben oltre la semplice distruzione degli edifici e innescano processi regressivi economici e sociali contro cui nulla può l’impegno strenuo e professionalmente qualificato dei singoli operatori laddove, chi dovrebbe agire, distrattamente si volge altrove. Purtroppo accade spesso e non solo in medicina che le conseguenze di una malattia possono diventare croniche e a volte progressive, col continuo sovrapporsi di complicanze, fino all’ineluttabile sconfitta finale». (g.p.)