«Neve instabile sul Monte Velino» Ricerche fermate per sicurezza

Da 5 giorni stop a soccorritori ed elicotteri, per bonificare l’area si ipotizza l’uso di cariche esplosive Il rischio valanghe a livello 3. Ma oggi nuovo incontro a Forme per studiare soluzioni d’intervento
MASSA D’ALBE. «Strati di neve fresca troppo instabili in superficie e nuove valanghe che potrebbero staccarsi da un momento all’altro dalle creste e dai pendii circostanti». L’ondata di maltempo dei giorni scorsi ha reso Valle Majelama un luogo troppo pericoloso per i soccorritori che da giorni cercano di ritrovare i quattro dispersi di Avezzano.
RICERCHE FERME. Le ricerche sono ferme da cinque giorni e resteranno bloccate fino a quando il sito non sarà bonificato per consentire alle squadre di poter tornare a operare in piena sicurezza, anche con l’ausilio del georadar 3D.
Al campo base di Forme, che resta presidiato e operativo a oltranza come da indicazione del ministero dell’Interno, si continuano a studiare nuove soluzioni nel tentativo di trovare i quattro escursionisti. E mentre gli esperti sul campo valutano attentamente le mappe e si consultano sul da farsi, i loro sguardi, le espressioni dei loro volti e ogni loro movimento avvengono sotto gli occhi attenti dei familiari e degli amici degli alpinisti che sembrano svaniti nel nulla. Loro sono sempre lì, alle pendici del Monte Velino, con il cuore pieno di sofferenza mista alla speranza.
L’attesa dura oramai da ventiquattro interminabili giorni. Troppi per queste quattro famiglie conosciute e stimate e troppi anche per l’intero Abruzzo rimasto col fiato sospeso dal quel 24 gennaio per le sorti di Tonino Durante, il commerciante 56enne scapolo con la passione per l’escursionismo e il ciclismo; l’ingegnere dell’Eni, Gian Mauro Frabotta, 31enne, che solo due anni fa aveva scalato una delle vette più impegnative del Nepal; Gianmarco Degni, 26 anni, che lavorava al fianco dei genitori nel negozio di famiglia specializzato nella vendita di abbigliamento da trekking e la sua Valeria Mella, 25 anni, unica donna del gruppo, fresca di laurea in fisioterapia. È stato il padre della ragazza Vincenzo Mella, maresciallo dei carabinieri, a far scattare l’allarme quando oramai i cellulari del gruppo non erano più raggiungibili.
ELEVATO RISCHIO VALANGHE. Anche ieri mattina le operazioni si sono aperte con una ricognizione delle squadre Meteomont che hanno valutato il rischio valanghe 3 su una scala di 5. Lo stesso grado di rischio che c’era quella domenica quando i quattro si sono avventurati a Valle Majelama diretti probabilmente alla Sella del Bicchero. Le bufere di neve dei giorni scorsi hanno creato una situazione di allarme in tutta la valle: si sono formate superfici di scivolamento non consolidate e zone a rischio caduta sulle creste tanto che gli elicotteri hanno avuto difficoltà perfino a poggiare il pattino, come fanno sapere gli esperti del Soccorso alpino. Anche questa mattina le operazioni si apriranno alle 8 con una verifica preliminare delle condizioni ambientali e di rischio.
OCCORRE UNA BONIFICA. Lo scenario in cui si svolgono le ricerche è molto complesso e poter continuare è necessaria una nuova bonifica che potrebbe avvenire in maniera naturale (con gli scarichi causati dall’atteso rialzo delle temperature massime) oppure artificiale attraverso l’impiego di piccole cariche esplosive già utilizzate in precedenza. Solo allora si potrà pensare di far tornare in quota gli uomini e pure il georadar 3D, «in questo momento ritenuto lo strumento più idoneo», come dichiarato al Centro da Mauro Casinghini, direttore dell’agenzia regionale di Protezione civile. Anche se le condizioni climatiche continuano a mettere i bastoni tra le ruote ai soccorritori, imponendo tempi e cambio di programmi e strategie, una cosa è certa: le ricerche vanno avanti. E dal campo base di Forme il pensiero è unanime: «Nessuno si fermerà». Le operazioni hanno avuto anche il benestare del Viminale che ha «garantito l’intenzione di supportare in ogni modo la prosecuzione dell’attività di ricerca dei dispersi anche con l’impiego di mezzi all’avanguardia tecnologica, salvaguardando nel contempo la sicurezza dei soccorritori».
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