Nicoli: «Da Guanciale sento aria di addio»

9 Marzo 2021

L’ex guida del Teatro dei Marsi condivide la posizione dell’attore: «La politica ignora la cultura»

AVEZZANO. «La cultura non è una parola, ma un’essenza vitale». Usa una metafora l’avvocato Giampiero Nicoli, già guida dell’ufficio del Teatro dei Marsi, intervenendo in merito alla diatriba nata dopo la presa di posizione del suo successore, Lino Guanciale, sulla situazione di stallo in cui si trova la programmazione teatrale.
«Ho letto con profonda amarezza, ma senza alcuna sorpresa, le riflessioni di Lino Guanciale sul Teatro dei Marsi e la sua costatazione che la cultura nella nostra città è relegata in fondo alla lista delle priorità», osserva Nicoli, «ma ciò che più mi ha turbato è l’amaro sentore di addio che promana dal suo intervento. Anch’io mi rendo conto con un’ombra di pessimismo che il Teatro dei Marsi, nato dopo l’attesa d’un trentennio e che ha appena 14 anni di vita e potenzialità enormi non solo per l’ambito cittadino ma per quello dell’intera regione, appare inaspettatamente sulla via del declino. E non perché in Avezzano manchino i creatori di cultura nei campi del teatro e della musica», sottolinea, «ma per il palese disinteresse della pubblica amministrazione, che non può celarsi dietro l’alibi dell’emergenza sanitaria». Nicoli ricorda che l’allora sindaco Antonio Floris, nel giorno dell’inaugurazione del Teatro invitò a guardare «le città d’Abruzzo ricche di storia che hanno un’ identità propria attraverso la loro immagine culturale e i loro teatri. È nostra intenzione conseguire un analogo rango», disse. «Per questo il Comune si è dotato di una soprintendenza teatrale che è organismo esclusivamente culturale». L’ex guida dell’ufficio Teatro si è chiesto quindi: «Era un visionario il sindaco Floris? Nient’affatto, era un amministratore lungimirante. Bisogna far fruttificare questa intuizione». Sulla vicenda interviene anche Valerio Antonio Tiberio, presidente Arci Abruzzo e Molise. «Non si può ignorare una figura come quella di Guanciale, la cultura deve tornare a essere motore di cambiamento socio-economico», afferma. «Anche ad Avezzano la cultura non è tra le priorità di chi amministra la cosa pubblica. Avezzano, come il resto dell’Abruzzo, avrebbe le risorse intellettuali e materiali necessarie a fare della cultura un motore di cambiamento capace di creare progetti artistici di qualità e di generare ricchezza: manca una classe politica capace di una visione d’insieme e di una regia che coordini efficacemente le migliori energie creative del territorio». (e.b.)
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