Niente aiuti di Stato alle aziende se non hanno i conti a posto

27 Aprile 2020

La denuncia di molti esercenti: «Basta avere rate di mutui o prestiti in sospeso e gli istituti di credito non possono erogare finanziamenti per ordine della Banca Centrale Europea, così non riapriremo»

L’AQUILA. «Siamo in ginocchio e quasi sicuramente non riusciremo a riaprire quando il governo darà il via libera. Il motivo? Non c’è liquidità e il paradosso è che lo Stato ha promesso aiuti, ma molti non possono accedere a questi cosiddetti benefici perché non sono in regola con pagamenti di mutui, rate di prestiti e cose simili. Insomma, per avere i soldi devi avere... i soldi!». Problemi denunciati anche dalla Confcommercio, presieduta da Roberto Donatelli.
A parlare sono diversi commercianti, soprattutto del settore abbigliamento, ma anche di tutti gli altri comparti: se non sono in linea con i pagamenti di mutui e prestiti contratti con le banche e con le finanziarie, non possono accedere agli aiuti statali, che consistono in un prestito, garantito dallo Stato, fino a 25 mila euro. È stato imposto dalla Banca Centrale Europea.
«E stiamo parlando comunque di cifre importanti», sostengono alcuni commercianti del settore abbigliamento, che in questo periodo stanno perdendo tantissimo con la chiusura imposta per l’epidemia. «Questo per noi è un periodo fondamentale, ancora di più del Natale, perché già un paio di mesi in tempi normali avevamo cominciato a lavorare con i matrimoni, le cresime. Invece nulla, perderemo molti soldi, ma soprattutto stiamo rischiando di perdere le attività», affermano alcuni commercianti, che vogliono mantenere l’anonimato proprio a causa delle loro condizioni finanziarie. «Ma la nostra situazione era normale in tempi “normali”», sottolineano V.L. e A.M., due dei commercianti, «perché tutti, chi più e chi meno, soprattutto in alcuni settori, come quello dell’abbigliamento, ha qualche problema. E qui da noi, all’Aquila, da diversi anni: dopo la batosta del terremoto è arrivata quella di Internet, con gli acquisti online che ci hanno tagliato le gambe e il 50% del fatturato annuo. Così qualcuno di noi è stato in difficoltà e, quindi, si è trovato a non poter pagare qualche rata di prestito o di mutuo».
«E non è giusto che lo Stato lasci a piedi proprio queste attività, perché le condanna a morire», interviene E.B., uno dei commercianti. Che aggiunge: «I soldi, invece, dovevano essere erogati per primi proprio a chi è in difficoltà e lo era prima dell’epidemia. Troppo facile», sottolinea, «dare soldi a chi finanziariamente sta bene. Questa è una situazione di emergenza e così andava trattata anche dal punto di vista economico e non soltanto sociale e sanitario. Dare a chi non ha nulla e rischia di perdere l’attività. Quando si resta indietro con i pagamenti, si spera nel lavoro per poter colmare i debiti accumulati, ma se il lavoro non c’è non per colpa degli esercenti, ma per una situazione di forza maggiore che abbraccia l’intero pianeta, è lo Stato che per primo deve intervenire in soccorso di chi è in maggiore difficoltà».
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