Niente fondi dal governo, critiche da Tornimparte e Lucoli

25 Settembre 2020

TORNIMPARTE. Niente fondi dal governo nazionale ai Comuni di Tornimparte e Lucoli. E immediata è stata la reazione dei sindaci Giacomo Carnicelli e Valter Chiappini che in una lettera inviata alle...

TORNIMPARTE. Niente fondi dal governo nazionale ai Comuni di Tornimparte e Lucoli. E immediata è stata la reazione dei sindaci Giacomo Carnicelli e Valter Chiappini che in una lettera inviata alle autorità competenti scrivono: “Il recente decreto, varato dal governo, che ripartisce, tra i Comuni delle aree interne e montane italiani, 210 milioni di euro per il sostegno alle attività produttive dei territori, pur rappresentando un primo, concreto, segnale di attenzione alle realtà più svantaggiate del nostro Paese mostra evidenti carenze nei criteri di ripartizione. Per definire la platea degli enti beneficiari si sono, infatti, utilizzati i soli criteri di perifericità e di minore dimensione demografica. Tra l’altro, la definizione di perifericità è ferma a quanto stabilito nel 2015, prima che terremoti, crisi economica e pandemia ridisegnassero l’assetto economico e sociale della penisola. Al fine di essere aderente alla realtà, la classificazione dei Comuni dovrebbe essere quanto più dinamica possibile, in modo da tenere in considerazione l’evoluzione dei servizi quali, ad esempio, il numero di corse giornaliere di autobus, i presìdi sanitari, il numero e giorni di apertura degli uffici postali e di supporto al cittadino, la disponibilità di rete dati a larga banda, l’accesso alle grandi infrastrutture oltre a tutti quei parametri economici che delineano la dinamicità di un territorio. Sorprende, appunto, come nessun parametro economico (numero di imprese presenti sul territorio comunale, dimensione delle stesse imprese, reddito pro capite) sia entrato minimamente in gioco. Tra l’altro, è bene ricordare che, per le attuali classificazioni, risultano Polo (definito come un Territorio in cui è presente una stazione di tipo Silver, un ospedale di I livello e un’offerta scolastica secondaria superiore completa, cioè almeno un liceo, un istituto tecnico e un istituto professionale), tanto L’Aquila quanto Roma. Una situazione, oggettivamente, sbilanciata. È necessario, dunque, procedere a una rapida revisione della classificazione degli enti locali e a una più attenta valutazione dei criteri di ripartizione. Richiesta che inoltriamo a governo e Regione, affinché interventi di questo tipo, quantomai benvenuti, possano essere equi ed efficaci”. (g.p.)