«Niente lanci, uova e farina ai poveri»

Cinque alunni del Liceo Classico: abbiamo preferito la mensa di Celestino alla battaglia di Collesapone
L’AQUILA. Uova e farina sono state protagoniste assolute della festa dei cento giorni all’esame di maturità. Una guerra senza quartiere che ha dato non pochi pensieri ai collaboratori ecologici. Ma c’è anche chi ha deciso di fare un utilizzo diverso di questi alimenti. Così, lunedì mattina Luca, Riccardo, Giorgia, Marco e Daniela del Liceo classico Cotugno si sono presentati all’appuntamento puntuali, arrivando a scuola anche dieci minuti prima per avere il tempo di passare al supermercato. Le magliette a tema erano pronte, gli scudi di plastica anche, ma le uova e la farina andavano prese rigorosamente fresche. Il tempo di andare alla cassa e Luca ha fermato gli altri. «Ho detto loro: ragazzi, cosa stiamo facendo? Perché anziché sprecare tutto questo cibo non andiamo alla mensa dei poveri per darlo a chi invece ne ha bisogno?».
Detto fatto, anziché presentarsi davanti al cancello di scuola e partecipare alla “lotta” hanno preso tutto il materiale e hanno raggiunto la vicina mensa di Celestino che ogni giorno sforna almeno 50 pasti caldi ai poveri della città, oltre a costituire un luogo di accoglienza per rifugiati. Queste uova verranno così utilizzate per cucinare alle persone indigenti. Un gesto che non è certo passato inosservato, tanto che il giornalista Emmanuel Ntawizera ha voluto dedicare ai ragazzi una bella videointervista dove loro hanno potuto condividere impressioni e motivazioni.
«Non conoscevo questa realtà», ha confessato Daniela, «ma sono contenta di aver avuto la bella occasione di conoscere questo modo alternativo di impiegare il tempo. Putroppo, sono sempre più numerose le persone che si rivolgono alla mensa di Celestino per un pasto caldo. Non solo stranieri o famiglie provenienti da fuori Abruzzo, ma anche tanti aquilani, giovani, imprenditori in crisi, pensionati ai quali le pensioni non bastano per vivere, precari, giovani mamme in difficoltà. I volontari cercano di aiutare tutti e lavorano con il coordinamento di padre Quirino Salomone. Il punto di riferimento è la chiesa di San Bernardino a piazza d’Armi costruita ex novo a seguito del terremoto. La sede originaria, in via dei Giardini, è infatti ancora inagibile.
Fabio Iuliano
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