Niente sepoltura in città per i non cattolici

5 Febbraio 2023

Sinistra italiana: «Il Comune conceda un’area alle comunità straniere che professano altri culti» 

L’AQUILA. Uno spazio dove chi muore, ma non è di fede cattolica, possa celebrare il proprio rito di sepoltura, senza che i familiari siano costretti a dover rimpatriare la salma nel proprio territorio di origine, oppure seppellirla in altri comuni. Lo chiedono Pierluigi Iannarelli e Gamal Bouchaib, rispettivamente segretario e responsabile del circolo di Sinistra italiana dell’Aquila. «È di pochi giorni fa il caso di un neonato, prematuramente scomparso, che la famiglia è stata costretta a seppellire in un comune abruzzese lontano decine e decine di chilometri», dicono in una nota. «Oltre allo strazio per la grave perdita, ai familiari è stato negato il diritto di poter in qualunque momento fare visita al proprio caro nel luogo nel quale vivono e lavorano e questo per mancanza di aree specifiche nel cimitero del capoluogo. Bisogna considerare il fatto che la presenza in città di giovani musulmani di seconda e terza generazione sta cambiando le abitudini della comunità islamica. In futuro si assisterà quindi a un incremento di richieste di sepolture anche nel nostro comprensorio ed è per questo che la comunità musulmana auspica l’individuazione di un’area in grado di accogliere una sepoltura conforme alla propria religione, ma anche ad altre religioni diverse da quella cattolica. L’articolo 100 del decreto del presidente della Repubblica 285/1990 sancisce la possibilità di destinare appositi spazi per i professanti di altri culti all’interno dei cimiteri. I piani regolatori cimiteriali possono prevedere aree speciali e separate per la sepoltura di salme di persone di culto diverso da quello cattolico. Il sindaco», concludono i due esponenti di Sinistra italiana, «può inoltre concedere un’area adeguata nel cimitero a comunità straniere che facciano domanda. Si tratta di provvedimenti che sarebbero espressione dei principi di tutela dei diritti fondamentali della libertà di pensiero, della libertà religiosa e di uguaglianza». (m.c.)