Niente spazi per lo sport Le società: così chiudiamo

Coro di proteste contro i ritardi del Comune nell’assegnazione delle palestre Disagi e costi proibitivi: alcuni club rischiano di dover interrompere l’attività
L’AQUILA. «Sembra di essere tornati al post-terremoto”. L’amara considerazione è di Emanuele Foresti, fondatore e allenatore del 2K5, società cestistica attiva dal 2005. Il suo stato d’animo riassume bene la condizione di precarietà e incertezza del futuro in cui si trovano praticamente tutte le società sportive aquilane, schiacciate tra l’atavica carenza di impianti e i severi protocolli Covid imposti dalle federazioni, i cui costi rischiano di essere proibitivi.
IL NODO PALESTRE. Ieri il Centro si è occupato del nodo impianti sportivi e degli spazi a disposizione, in relazione al fatto che il Comune sta temporeggiando nella pubblicazione dell’avviso con il quale le associazioni possono fare richiesta di utilizzo delle palestre scolastiche. Malgrado queste ultime, nell’ambito della riorganizzazione dei locali dovuta alla pandemia, non saranno usate come aule didattiche, a causa della scarsa chiarezza che c’è, a livello nazionale, sull’applicazione delle misure di sicurezza, in particolare su tutto ciò che concerne le sanificazioni – «Chi deve farle? Quante volte? Chi dovrà accollarsi i costi?», ha detto l’assessore allo Sport Vittorio Fabrizi – l’amministrazione non ha ancora provveduto ad assegnare gli orari. L’ultima parola spetterà comunque ai dirigenti scolastici: saranno loro a dover dare l’ok definitivo. E fino a che non riapriranno le scuole (24 settembre), è difficile che ciò possa accadere.
LE SOCIETÀ. Questa dilazione sta creando non pochi problemi alle società, che, senza sapere su quanti e quali spazi potranno contare, non possono programmare nulla. «Per la verità», spiega Foresti, «ritardi ce ne sono sempre stati, anche perché, mancando un regolamento generale, gli orari vengono definiti anno per anno in base alle richieste dei singoli». Per Foresti l’ostacolo principale non sono nemmeno i protocolli: «Quelli delle federazioni sono usciti già da diverse settimane e sono abbastanza chiari. Le sanificazioni? Non vedo tutte queste difficoltà né questo aggravio di costi. Al termine delle lezioni, una potrebbe farla il Comune mentre quelle successive sarebbero a carico delle società. Alla fine si tratta di pulire le palestre e gli spogliatoi un po’ di più di quanto viene fatto adesso. Ma occorre fare presto, non possiamo aspettare ottobre. Prima utilizzavamo le palestre di Patini, Mariele Ventre, Dante Alighieri e Giovanni XXIII. Fino ad ora siamo riusciti a compensare facendo attività all’aperto o usando il palazzetto di Paganica, che però è un impianto privato. Senza gli spazi che avevamo prima non potremo, per esempio, far ripartire il minibasket».
IL NODO DEGLI ORARI. Qualche società, per ridurre al minimo disagi e costi, ha avanzato delle proposte: «Abbiamo suggerito all’amministrazione di non spezzettare gli orari», osserva Franco Panella della Gs Pallacanestro. «Anziché dare, per esempio, due ore a noi, altre due ore alla pallavolo e poi di nuovo due ore a noi, potrebbe darci direttamente quattro ore consecutive, in modo da non obbligarci a fare due sanificazioni. Capiamo le esigenze delle scuole, ma non possiamo aspettare ancora, chiediamo di poter iniziare in via provvisoria».
RISCHIO CHIUSURA. Il refrain è uguale per tutti: se la situazione non sarà sbloccata al più presto, c’è chi rischia di rimanere a spasso e chi addirittura di chiudere. «Navighiamo a vista», spiega Mario Miconi del Cpga (pattinaggio). «Fino a ottobre potremo continuare a utilizzare la pista all’aperto di Verdeaqua ma poi? Prima potevamo contare sulla palestra della Dante e sull’impianto del PalaSandolo di Centi Colella. Senza la Dante non avremo abbastanza ore, rischiamo seriamente di chiudere». Anche Ornella Cerroni, direttrice dell’associazione “L’Étoile” (ginnastica ritmica e danza) è preoccupata: «Abbiamo provato a chiedere di usare le palestre delle scuole di proprietà della Provincia. Quest’ultima ci ha dato l’ok specificando, però, che l’autorizzazione finale dovranno darla sempre e comunque i dirigenti scolastici. In questa situazione non sappiamo dove andare. Abbiamo tentato di fare domanda per altri impianti privati, ma erano o già pieni o troppo costosi. Così rischiamo di non poter partecipare ai campionati regionali e quindi di non poter accedere nemmeno a quelli nazionali».
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