Niki Aprile Gatti, il mistero sulla morte del giovane avezzanese apre nuovi dubbi sull’inchiesta

La Procura di Firenze non aveva competenza sul caso e quindi non avrebbe potuto nemmeno ordinare l’arresto del 26enne morto in circostanze mai chiarite nel carcere di Sollicciano
AVEZZANO. La Procura di Firenze, che nel 2008 spedì in custodia cautelare decine di indagati all’interno di quella che fu ribattezzata “Operazione premium”, non aveva competenza sul caso. E quindi non avrebbe potuto nemmeno ordinare l’arresto di Niki Aprile Gatti, avezzanese morto in circostanze mai chiarite, a soli 26 anni, nel carcere di massima sicurezza di Sollicciano. Che i pm fiorentini non avevano competenza sul caso è emerso, dopo ben sette anni, durante l’udienza preliminare.
Spettava alla procura di Arezzo occuparsi della presunta associazione a delinquere finalizzata alle truffe telematiche con i numeri 899. E non a quella di Firenze. Cosa vuole dire dal punto di vista processuale? Che si azzera tutto e lo si fa quando ormai la prescrizione è vicina. Un nuovo dolore e ancora più rabbia – se questo è possibile- per la madre di Niki, Ornella Gemini che non si è mai arresa alla tesi per cui Niki si sarebbe tolto la vita da solo. La vicenda in cui rimase coinvolto Aprile Gatti costituisce un caso che coinvolse persone note, come l’allora presidente dell’Arezzo calcio.
L’accusa era per tutti di frode informatica, ma mentre tutti gli arrestati furono trasferiti nel carcere di Rimini, solo il giovane avezzanese, che da subito decise di non avvalersi della facoltà di non rispondere, fu portato a Sollicciano. La prima opposizione fatta dalla famiglia all’archiviazione della morte per suicidio è sparita misteriosamente nei meandri della Procura. Sono spariti anche i computer nell’appartamento di Niki a San Marino, perché tra l’altro non furono mai sequestrati dalla Procura di Firenze. «Hanno azzerato tutto?» commenta Gemini «che azzerassero allora anche le archiviazioni per suicidio. Cosa devo pensare? Che ho perso un figlio per errore? Sono pronta ad azzerare tutto, che mi facciano tornare a casa mio figlio, una casa in cui dal 24 giugno 2008 non si vive più». (m.t.)
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