Nina, l’inviata speciale con la Marsica nel cuore

La Palmieri, dalle inchieste per “Le Iene” ai viaggi a tutela della diversità L’incontro con Ayse, la ragazza turca alla disperata ricerca della sua libertà
AVEZZANO. «Ho capito che avrei voluto fare la giornalista scrivendo per il giornalino scolastico». Queste parole raccontano benissimo la personalità di Nina Palmieri, autrice, scrittrice e inviata del programma “Le iene” che, come noi, ha avuto l’opportunità di avvicinarsi a questo mondo grazie alle attività offerte dalla scuola.
Lei è avezzanese, torna spesso nella sua città e che legame ha con la sua terra?
«Sono molto fiera di essere marsicana, ma purtroppo torno molto poco, non ho nemmeno il tempo di fermarmi a lungo nella mia casa romana, perché, come dico sempre, vivo sui treni! I miei impegni mi portano spesso molto lontano ed è per questo che vedo poco la mia città natale».
Quanto è stato importante l’appoggio della sua famiglia nell’aiutarla a formare ciò che lei ora?
«Io sono figlia unica, ma ho una famiglia grandissima, siamo tutti molto legati ed i miei genitori sono per me un porto sicuro, mi hanno sempre appoggiata, anche quando facevo scelte azzardate. Mia madre mi ha stimolato molto e mio padre mi ha aiutata nel mio percorso da giornalista, mi sono sempre sentita coccolata».
Lei afferma di andare sempre dritta per la sua strada e che non ci sia nulla che possa fermarla. Pensa che questa sia stata la chiave del suo successo o che le abbia creato dei problemi?
«Credo che sia stata la chiave, sono una persona positiva ed anche quando ho avuto dei problemi, magari per il mio carattere orgoglioso e un po’ folle (ride ndr), sono riuscita ad uscirne vittoriosa e ancora più forte di prima».
Cosa si sentirebbe di consigliare ad un giovane che volesse intraprendere la carriera giornalistica?
«Prima di tutto “In bocca al lupo!”, non è per nulla facile, non voglio scoraggiare nessuno, ma neanche illudere. Quello che io dico sempre anche a me stessa è di non accontentarsi mai, di porsi sempre nuovi obiettivi, di cercare di migliorarsi ogni giorno. Personalmente, quando vengo lodata, penso sempre di poter fare di più ed è questo quello che mi sento di consigliare».
Dato che lei ha partecipato a molti programmi televisivi, come crede che sia questo ambiente oggi?
«Io vivo nell’ambito televisivo, quindi è come se fosse casa mia, quello che voi vedete è il frutto di molte settimane di lavoro e di molta fatica, per questo dà molta soddisfazione. È un ambiente molto stimolante, ma anche molto difficile, è faticoso entrare a farne parte, è faticoso mantenere un ruolo di rilievo all’interno, ma quando poi sei dentro è soddisfacente».
Lei ritiene che il mezzo di comunicazione più efficace sia la televisione o la stampa?
«In realtà credo che il mezzo più efficace, ora come ora, sia internet, credo che infatti sia destinato a prendere il posto del quotidiano cartaceo, nonostante personalmente per me questo sia un dispiacere, dato che apprezzo entrambi. Non c’è nemmeno tanta televisione in grado di competere con internet».
Lei ha realizzato una rubrica chiamata “I Viaggi di Nina” dove raccontava le storie spesso molto complesse di diverse donne, cosa ha provato nel farlo?
«I Viaggi di Nina era un documentario, sono sempre stata incuriosita da persone diverse da me. Infatti, nella prima e nella terza edizione ho parlato di ragazze che amano ragazze. Questo progetto risale ad undici anni fa, momento nel quale se ne parlava poco, e molte persone, come me, non si erano ancora mai avvicinate a questo mondo, trattandolo in maniera pregiudiziosa. Tutte queste donne meritavano di essere raccontante e trattate con rispetto. Sono state loro ad ispirare il mio libro “Ragazze che amano ragazze”».
La storia di Ayse in “Libera sempre” ha davvero dell’incredibile, crede che raccontarla abbia dato il coraggio di reagire ad altre donne vittime soprusi?
«Ayse stessa dice sempre “Io non avrei mai pensato di diventare in qualche modo famosa, ma sono contenta che sia successo a causa della mia tragedia, perché possa essere di conforto alle donne che come me oggi vivono situazioni di tirannia. Io ho cercato la libertà e l’ho voluta, fino ad ottenerla”. Questo è il suo grido, nella speranza che possa essere preso come esempio.
Antonio Santucci, Sara Collacciani, Chiara Mezzoni, Maria Pelliccione, Vincenzo Salutari, Michela Maiolini, Teresa Capursi

