Nina: studiare il sesso a scuola senza tabù

18 Aprile 2015

La “iena” e conduttrice di Sex education show: si evitano errori di gioventù Ringrazio la prof al Liceo che affrontò l’argomento scientificamente

AVEZZANO. Diretta e senza reticenze è forse oggi una delle donne dello spettacolo in grado di parlare di sesso con una disinvoltura e una leggerezza sorprendenti. Giovanna Palmieri, conosciuta come Nina, avezzanese, è giornalista professionista, autrice e conduttrice tv.

Da poco è anche una delle “Iene” di Italia 1.

Nei suoi servizi racconta il mondo della sessualità in tutte le sue sfaccettature. Qual è stato il suo primo pensiero quando le hanno proposto di condurre il programma Sex education show? Qual è stata l’esperienza più difficile da superare?

«La sessualità appartiene alla vita di tutti e di conseguenza non ho avuto grandi problemi nell’affrontarla. Quando mi hanno proposto Sex education show sono stata felice in quanto è stata la mia prima esperienza davanti alla telecamera e per come vivo la tematica ho pensato fosse una bella scommessa. Il programma educa alla sessualità con ironia e mi calza a pennello; quando ho visto il format inglese condotto da una giornalista, dall’aspetto tranquillizzante, ho pensato fosse molto vicina a me e i risultati lo hanno confermato».

Nel suo libro “Ragazze che amano ragazze” ha scelto di parlare di donne che amano altre donne. Come mai ha deciso di trattare questo tema ancora così delicato nella nostra società?

«Il motivo per il quale ho iniziato a girare nelle vesti di Nina è perché ho tanti amici gay, tra cui un mio coinquilino, ma non mi era mai capitato di avere un rapporto di amicizia con ragazze lesbiche. Mi chiedevo dove fossero, ho pensato anche che si nascondessero bene da me! Non capivo questa realtà non conoscendola. Mi sono messa alla ricerca e si è spalancato un mondo davanti ai miei occhi. Da questa mia curiosità sono nati “I viaggi di Nina” e il mio libro».

Le scelte che ha fatto l’hanno sicuramente sottoposta a delle critiche o a scontri d’opinioni. C’è stata qualche esperienza che l’ha amareggiata? Come ha saputo far fronte ai pregiudizi ancora vivi nel nostro tempo?

«Affrontando i temi della sessualità e dell’omosessualità, sicuramente abbiamo urtato la sensibilità di molti. Persone che hanno generato un dibattito anche piacevole e stimolante. Non mi tiro indietro di fronte alle critiche costruttive. A volte, però, ci sono delle critiche cieche dettate dai pregiudizi, che mi fanno andare in bestia: le affronto con il mio carattere marsicano, a testa alta, consapevole di aver raccontato la realtà che ci circonda. Ho raccontato, con onestà intellettuale, un mondo che per alcune persone non meriterebbe neanche di esistere».

Perché, secondo lei, l’intervista doppia alla senatrice Stefania Pezzopane e al suo fidanzato Simone Coccia Colaiuta ha destato scalpore? Solo perché racconta un amore fuori dagli schemi o c’è altro?

«Ha destato molto clamore soprattutto in Abruzzo, in quanto la Pezzopane è la rappresentante abruzzese al Senato. Credo che sia una donna molto intelligente e ho tanta stima nei suoi confronti. A domanda diretta sul fatto che il suo toy boy la stia sfruttando, risponde che lo ama e che è guidata dall’amore nonostante tutte le differenze che gli altri notano e di cui è consapevole. Lo scandalo della politica intellettuale di sinistra legata a un tronista è però sicuramente appetitoso: se anche fosse stata un’altra senatrice cinquantenne con un tronista, credo che avrebbe destato lo stesso scalpore».

Lei racconta spesso di essere marsicana e di esserne fiera; se però fosse potuta nascere in un’altra città, quale avrebbe voluto che fosse e perché?

«New York tutta la vita, è una città dove ho scritto il libro, che conosco bene e dove ho molti amici. È sempre stimolante per i giovani, ai quali insegna molto sul mondo. È una città per single e ragazzi dove ho vissuto molto volentieri».

Ritiene che i professori della scuola italiana debbano affrontare con i propri alunni argomenti relativi al sesso o debbano lasciare liberi i ragazzi in questo ambito?

«Parto dalla mia esperienza personale di studentessa del Liceo “Vitruvio Pollione” di Avezzano. La mia professoressa di biologia Annamaria Rubeo è stata la prima persona ad illuminarmi da adolescente riguardo alla sessualità dal punto di vista scientifico, evitandomi delle stupidaggini quando avevo la vostra età. Credo sia fondamentale inserire l’educazione sessuale nelle scuole per la crescita dei ragazzi al fine di evitare problemi seri. I ragazzi affrontano tutto con leggerezza e spontaneità e, appunto per questo, è importante che un adulto spieghi loro l’educazione sessuale e i rischi del sesso. È dimostrato che in altri Paesi in cui è inserita sono notevolmente diminuite le malattie sessualmente trasmissibili e le gravidanze indesiderate; in Italia tutto questo non c’è e, secondo me, siamo un paese arretratissimo da questo punto di vista».

Anche nella vita privata lei è sempre stata una provocatrice o sotto il suo atteggiamento si nasconde un’anima tradizionalista?

«Non penso assolutamente di essere una provocatrice e, se lo sono, non me ne rendo conto. Sono una persona spontanea e non penso che l’aggettivo “provocatrice” mi si addica, ma sono sicuramente tradizionalista quando si parla di cibo».

È peggio un anno senza sesso o un anno senza lavoro?

«Diciamo che è peggio un anno senza amore».

Eugenia Michetti

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