«No al metanodotto in zona sismica» Incontro a Paganica
Galletti (Amministrazione separata): «Sarà uno scempio» Previste assemblee anche nell’Alta Valle dell’Aterno
L’AQUILA. «Un’opera dannosa, pericolosa, deturpante». Il metanodotto Snam non piace nei territori aquilani. A sollevare dubbi sull’opportunità di far passare il gasdotto sulla dorsale appenninica del cratere sismico aquilano sono gli usi civici di Paganica e San Gregorio, che si uniscono alla “Rete Adriatica No Snam” e al collettivo “AltreMenti” di Sulmona che da anni contestano un progetto che prevede il passaggio a Sulmona, Popoli, Capestrano, Navelli, Poggio Picenze, San Demetrio, sino ad arrivare alle frazioni aquilane di San Gregorio, Paganica, Tempera, Aragno, Collebrincioni, Arischia, risalendo attraverso i territori di Pizzoli, Montereale, Amatrice e verso Norcia e Foligno. Insomma, lungo quella direttrice appenninica attraversata da terremoti anche devastanti negli ultimi 10-15 anni, i territori altamente sismici dell’Appennino, e i cui rappresentanti sono invitati a partecipare all’assemblea organizzata per oggi alle 16 al Centro civico di Paganica.
Una chiamata a raccolta per pianificare le azioni di protesta e di contrasto al progetto, attivata dagli usi civici di Paganica. Una condotta, quella del metanodotto Snam, dal diametro di 120 centimetri e 40 metri di servitù, che dovrebbe essere posto a pochi metri di profondità «proprio sulle faglie», mette in guardia il presidente degli usi civici di Paganica Fernando Galletti, «che hanno generato recenti terremoti». Su quella direttrice passerà una parte del gasdotto Rete Adriatica con un tubo pieno di gas a 75 atmosfere. «Sarà come avere una bomba pronta a esplodere sotto le nostre case», dice Galletti, il quale ricorda un episodio avvenuto con il terremoto del 2009. «Il tubo del gas che passa a ridosso del piccolo ponte del Mulino, a Paganica, esplose provocando una voragine di 30 metri quadrati. Figuriamoci cosa può succedere con un tubo della portata di quello della Snam». Gli usi civici si fanno, così, portavoce del malumore della popolazione. «Faremo altre assemblee a Montereale, Amatrice e tutte le zone altamente sismiche, per poi mettere in campo una protesta allargata al Centro Italia, poi andremo a protestare al ministero», assicura Galletti, il quale denuncia anche il danno naturalistico che il metanodotto porterebbe nella valle che va verso il santuario d’Appari. «Sarà uno scempio», conclude.(m.g.)
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