No al porto d’armi, il Tar conferma
Il fucile non era stato denunciato, bocciato il ricorso di un cacciatore
SULMONA. Due colpi partiti accidentalmente dal suo fucile avevano ferito un uomo durante una battuta di caccia. In seguito, agenti del commissariato di Sulmona lo avevano trovato in possesso di un’arma simile a una doppietta e diversi proiettili non denunciati. Per questo motivo il questore aveva disposto nei suoi confronti la revoca del porto d’armi e il divieto di detenere di fucili, pistole, carabine e relative munizioni. Ora il Tar, al quale l’uomo si era rivolto per ottenere la revoca dei due provvedimenti, ha respinto il ricorso presentato da N.M. I fatti risalgono al 2009. A seguito del ferimento accidentale dell’amico, e dopo essere stato trovato in possesso dell’arma non denunciata, N.M. era finito sotto processo e poi assolto con formula piena. Alla base della decisione del tribunale avevano contribuito lo stile di vita irreprensibile dell’uomo e il fatto che fosse incensurato. Inoltre, N.M era riuscito a dimostrare che la mancata denuncia della detenzione dell’arma era frutto di un fraintendimento. L’uomo, infatti, si era recato al commissariato, ma la pratica non era stata perfezionata per motivi non dipendenti dalla sua volontà. I giudici del Tar, tuttavia, hanno ritenuto legittimi i provvedimenti adottati dal questore, «trattandosi di misure previste adottate sulla base di significative risultanze di polizia, sufficienti a determinare seri sospetti di abuso dell'arma. Ciò non di meno, non restano impedite alla pubblica amministrazione nuove valutazioni dei fatti che avevano dato luogo alle misure di divieto all’uso delle armi, ma ciò potrà eventualmente avvenire solo in seguito a una nuova istruttoria».
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