No alla maxi condotta nel Fucino
Il Tar respinge il ricorso dell’azienda Lago d’oro: sanatoria bocciata
COLLARMELE. Niente sanatoria per la condotta idrica nel Fucino contestata dagli agricoltori. È quanto stabilito dal Tar dell’Aquila riguardo alla nota vicenda sulle tubature dell’azienda Lago d’oro. Il caso va avanti da diversi anni. L’azienda dei fratelli D’Apice, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che aveva disposto lo smantellamento dell’opera, ha chiesto una Scia in sanatoria per l’opera realizzata. Si tratta della conduttura che attraversa i fondi dal territorio di San Benedetto dei Marsi a quello di Collarmele. Il Comune di Collarmele aveva respinto la richiesta di sanatoria e la società si era così rivolta al Tar per impugnare il rigetto del Comune. In particolare, con una nota del responsabile del servizio tecnico del Comune di Collarmele era stata respinta la “Scia in sanatoria” protocollata il 22 luglio 2019 relativa alla realizzazione della tubazione irrigua interrata nel tratto rientrante nel Comune di Collarmele e per l’attraversamento di via Spineto all’interno di un tombino esistente. Il ricorso contrastata tale nota e ogni altro atto presupposto, conseguente e connesso al caso, compresa la nota comunale del 27 febbraio 2019 allegata al diniego in questione. Il tribunale amministrativo ha dato però ragione al Comune rigettando il ricorso cautelare. Sullo stesso caso, giovedì mattina, si è tenuta un’udienza davanti al giudice di pace per un procedimento scaturito dalla denuncia dei proprietari terrieri, difesi dagli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia, per invasione di proprietà. A febbraio 2020 è attesa la sentenza. Gli agricoltori, in sostanza, chiedono la rimozione dell’opera, soprattutto alla luce dell’ordinanza di rigetto del Tar della richiesta di annullamento del diniego della sanatoria. Il Comune di Collarmele era difeso dall’avvocato Herbert Simone. (p.g.)
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