No dei cacciatori all’accorpamento
Gli iscritti all’Ambito Subequano non vogliono “traslocare” a Sulmona
RAIANO. Cacciatori sul piede di guerra per l’accorpamento dell’Ambito territoriale di caccia Subequano con quello di Sulmona. La decisione della Regione rischierebbe di far perdere l’autonomia gestionale dell’ambito Subequano che ha sede a Raiano. Da qui le proteste dei cacciatori che da anni fanno riferimento all’Ambito che annovera venti comuni, tra cui Pratola Peligna, Bussi, Popoli e Raiano, abbraccia tutta la Valle Subequana e si estende sino all’Altopiano di Navelli. Una buona fetta di territorio in cui ci sono circa 1.500 cacciatori iscritti all’Ambito che ora rischiano di dover riorganizzarsi e passare sotto la gestione di Sulmona.
«Chiediamo di poter continuare con il nostro Ambito nella gestione del territorio», ha detto il consigliere comunale di Goriano Sicoli e componente dell’Atc Subequano Fausto Sarra. In particolare, proprio l’accorpamento potrebbe mettere in discussione i risultati raggiunti nel corso degli anni sul fronte del ripopolamento di alcune specie, tra cui la starna e la lepre. Inoltre, per i soci dell’Ambito Subequano, l’accorpamento potrebbe provocare, oltre alla perdita dell’autonomia gestionale, anche la riduzione degli incassi per le aziende locali che si occupano dell’allevamento degli animali da ripopolamento. Aspetti che, però, non sarebbero al centro dell’agenda politica della commissione regionale presieduta dal consigliere Lorenzo Berardinetti. Quest’ultima sarebbe interessata alla riduzione dei costi di gestione legati agli Ambiti territoriali di caccia, che in tutta la regione sono 11 divisi per le quattro province. I cacciatori sostengono, infine, che l’accorpamento con Sulmona potrebbe andare ad aumentare le difficoltà di gestione di un territorio che diventerebbe troppo esteso e dove c’è già qualche frizione con la zona dell’Alto Sangro. (f.c.)
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