No scuole chiuse, genitori in piazza
Oggi manifestazione alla Villa comunale del comitato locale L’Aquila-Avezzano
L’AQUILA. Scendono in piazza i genitori che hanno aderito alla rete nazionale “Scuola in presenza”. La manifestazione in programma oggi davanti all’Emiciclo, alla Villa comunale , dalle 16 alle 18, è stata promossa da un comitato spontaneo di famiglie, studenti e insegnanti dell’Aquila e Avezzano, che chiedono la riapertura delle scuole. Analoga iniziativa si svolgerà in contemporanea in altre piazze italiane. Lo stesso comitato ha presentato un ricorso al Tar Abruzzo, tramite l’avvocato Alessia Giovannelli, contro le ordinanze del presidente della Regione Marco Marsilio che hanno determinato la sospensione della didattica in presenza, dalla scuola primaria fino alle scuole di secondo grado. «Tali provvedimenti», sostengono i rappresentanti del comitato, «coinvolgono tutta la regione, attualmente classificata in zona di rischio “Arancione” e anche la provincia dell’Aquila, nonostante l’indice di contagio sia ormai da settimane notevolmente più basso rispetto a quello delle altre province abruzzesi. Il ricorso verte sulla sproporzione della misura adottata dal presidente Marsilio rispetto alla situazione epidemiologica e sul conseguente illegittimo esercizio del potere da parte della Regione. Detto potere, infatti, sarebbe riservato solo a casi eccezionali e imprevedibili, nonché limitato alle situazioni che non siano state già apprezzate e amministrate dall’autorità governativa». La manifestazione, fanno sapere i promotori, si svolgerà secondo le norme del Dpcm sul Covid e verrà effettuata in forma statica, con il distanziamento interpersonale e l’utilizzo delle mascherine. «A un anno dall’inizio della pandemia», aggiunge il comitato, «le istituzioni continuano a non riconoscere l’istruzione in presenza come diritto fondamentale ed essenziale, in violazione della Costituzione. La scuola, ci ricorda infatti l’articolo 34 della stessa, è “aperta a tutti” e tutti i giovani hanno diritto a un percorso di studi di qualità. Gli studenti e le loro famiglie stanno ancora una volta pagando un prezzo altissimo, sia in termini di istruzione negata, sia a causa del danno psicologico e sociale imposto dall’uso prolungato della didattica a distanza e dell’obbligo innaturale all’isolamento». (r.s.)
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